Nessuno pensa che abolire l’articolo 18 per i nuovi assunti possa creare milioni di posti di lavoro. Il monitoraggio della riforma Fornero del 2012 non dimostra che licenziamenti più facili aiutino le assunzioni. Difficile dire se la condizione dei lavoratori italiani peggiorerà o migliorerà: chi verrà assunto col contratto unico a tutele crescenti sarà più precario di chi oggi è a tempo indeterminato con l’articolo 18. Però avrà più diritti di un lavoratore con un contratto a progetto o a partita Iva. Ma chissà se le aziende faranno più “contratti unici” o più partite Iva. Rimarrà il reintegro per i licenziamenti discriminatori e, ha detto ieri il premier, per quelli disciplinari ingiusti. Il mercato del lavoro quindi cambierà poco. E allora perché Renzi si è impelagato in questa campagna?

Perché l’articolo 18 è un simbolo di quello che in Italia non cambia mai, diritti fondamentali o incrostazioni post-sessantottine, a seconda del punto di vista. Il premier ha scelto il modo più ostile di presentare la riforma perché vuole vincere una battaglia violenta. Due le ragioni. La prima: finora il suo governo non ha fatto alcuna riforma, all’estero e sui mercati aspettano di vedere se Renzi è capace di ottenere risultati (regalare soldi prima delle elezioni non vale). Seconda ragione: il governo può sperare di ottenere concessioni da Bruxelles sul deficit solo se le deroghe servono a finanziare riforme strutturali. È lo schema suggerito dal presidente della Bce Mario Draghi: riformate il lavoro e Bruxelles vi aiuterà a pagare i costi.

Renzi ha poi un gradevole obiettivo secondario: bastonare, ancora, i sindacati e l’opposizione interna nel Pd. Ha perfino spinto D’Alema e Bersani a rivendicare di aver votato l’indebolimento dell’articolo 18 (governo Monti) mentre ora ne predicano la sacralità.

Quella sull’articolo 18 è sempre stata una battaglia simbolica. E Renzi ha bisogno di una vittoria simbolica che fughi i dubbi – sempre più diffusi, non solo tra i “gufi” – sulla sua capacità di governare.

il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2014

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