Era la casa dove i boss della cosca Pesce si riunivano per pianificare le loro attività criminali. Per demolirla ci sono voluti 11 anni da quando l’ex sindaco di Rosarno Peppe Lavorato l’acquisì al patrimonio comunale perché realizzata su un’area archeologica. La casa, al centro della cittadina in provincia di Reggio Calabria, è stata sgomberata solo nel giugno 2011. Fino ad allora ci abitava Giuseppa Bonarrigo, madre dei fratelli Pesce, padroni indiscussi dell’area Le lungaggini burocratiche sono state determinate dalla difficoltà della Prefettura di trovare un’impresa edile disponibile a demolire l’edificio e mettere a disposizione le ruspe. Tutti i bandi pubblici andarono deserti. L’unico ad accettare l’incarico è stato Gaetano Saffioti, un testimone di giustizia che da 17 anni vive sotto scorta e che ha deciso di restare in Calabria. Le sue ruspe hanno iniziato i lavori stamattina in presenza di numerose pattuglie della polizia e dei carabinieri. L’abitazione dei Pesce è stata abbattuta. “Non c’è soddisfazione a demolire una casa. – ha commentato il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi – Sarebbe stato meglio poterla riutilizzare ma le normative lo impedivano perché costruita su una zona archeologica. L’imprenditore Saffioti è stato l’unico disponibile ed è un bel segnale di una Calabria che non si piega e va avanti”   di Lucio Musolino

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