Confesso, non riesco ad essere troppo preoccupato per la minima (-0,1%) deflazione Italiana. Per decenni gli economisti ci hanno riempito le orecchie con lo spauracchio dell’inflazione che erodeva i risparmi, che riduceva il potere d’acquisto dei salari e che, provocando aumento dei tassi d’interesse, impediva alle imprese di accedere al credito. Ora stanno iniziando la stessa solfa con la deflazione che riduce la propensione al consumo, in attesa del prossimo abbassarsi dei prezzi, e spinge le famiglie ad accumulare denaro posticipando gli acquisti. Il tutto porterebbe a minor esigenza di beni commerciali con calo occupazionale e disoccupazione.

Assomigliano ai commentatori del tempo che si lamentano del troppo secco per poi, puntualmente, essere angosciati per le troppe piogge. Queste spiegazioni lineari in cui una causa determina inevitabilmente un effetto ormai non convincono. La realtà è molto più complessa e gli economisti, secondo me, toppano alla grande. Tanti sono i fenomeni che interagiscono e determinano una sommatoria di effetti che, a loro volta, ne ri-provocano altri.

Per anni siamo corsi dietro a consumi assurdi, irrazionali e incapaci di fornirci un reale miglioramento della qualità della vita. Come non vedere che le auto di cilindrata sempre più alta e consumi elevati, con stazze elefantiache, 4 ruote motrici usate sempre in città, pronte ad ospitare da 5 a 7 persone ma desolatamente utilizzate da un unico individuo sono un assurdo. Scopriamo, quando abbiamo la ventura di traslocare, di possedere più abiti di quanti ne potremo mai indossare e una quantità di tv e telefoni eccessivo rispetto al numero dei nostri occhi e orecchie che la natura si ostina a fissare in due. Se parliamo di consumi alimentari scopriamo che oltre il 30% degli occidentali è affetto da sovrappeso.

Siamo sicuri che la deflazione oltre che un fenomeno esecrabile non sia anche un sano meccanismo di adeguarsi alla necessità di una maggiore sobrietà? Siamo sicuri che solo la sbornia consumistica porti alla possibilità di aumentare i posti di lavoro? Non sarebbe possibile, in alternativa, “creare lavoro“, come si usa dire oggi, puntando sulla qualità della vita ad esempio facendo riscoprire ai nostri giovani il piacere di svolgere attività per le quali dobbiamo richiedere aiuto a milioni di immigrati?

Probabilmente è vero che da un punto di vista strettamente economico la deflazione è un male, ma dentro di me rimane la sensazione che l’alternativa e cioè crescita del Pil, aumento delle vendite, inflazione, corsa frenetica verso sempre nuovi consumi sia ancora peggio.  

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Selfie, all’Università di Teramo c’è il corso monografico sull’autoscatto

next
Articolo Successivo

Sesso: il desiderio nella coppia può durare?

next