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Isis, Alfano alla Camera: “L’Italia è un obiettivo non secondario degli jihadisti”

Per il ministro dell'Interno Roma è a rischio perché considerata "la culla della cristianità" ed esiste un "pericolo" che richiede "la massima vigilanza". Almeno 48 i militanti islamici che hanno usato il nostro paese come scalo, due di loro hanno nazionalità italiana. Alta l'attenzione verso i luoghi di culto, mentre "è necessario rafforzare gli strumenti legislativi per combattere la minaccia"
Isis, Alfano alla Camera: “L’Italia è un obiettivo non secondario degli jihadisti”
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Il terrorismo islamico potrebbe avere tra i suoi obiettivi l’Italia e Roma. “Se è vero che non ci sono evidenze di attacchi preparati, nessuno può escludere la possibilità di un attacco”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano nel corso dell’informativa in aula alla Camera sul terrorismo internazionale di matrice religiosa. Nei discorsi degli jihadisti, prosegue il ministro, Roma “è richiamata con riferimento al suo valore simbolico di culla della cristianità” ed è per questo considerato dai jihadisti dell’Isis come “un obiettivo non secondario”. “Questo anche perché – ha aggiunto Alfano – dobbiamo sempre considerare il rischio che menti deboli e facilmente influenzabili possano lasciarsi suggestionare dai messaggi del loro capo politico e spirituale interpretandoli alla lettera”. In Italia c’è un “pericolo” per le minacce arrivate dai terroristi islamici “che richiede la massima vigilanza” anche su “ogni segnale premonitore”. 

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Anche nelle posizioni assunte dall’Italia in politica estera, ha osservato il ministro, si possono trovare fattori di rischio: “Sin dall’attentato alle Torri gemelle l’Italia non ha mai fatto mancare il proprio appoggio alla lotta al fondamentalismo. Non possono essere trascurati l’antica vocazione atlantista del nostro Paese, la sua tradizionale amicizia con gli Usa e il fatto stesso di trovarsi oggi al vertice dell’istituzione europea”. Il ministro dell’Interno da anche dei numeri sui combattenti dell’esercito islamico partiti dal nostro Paese, sottolineando che “quarantotto persone” arruolate all’Isis “sono passate dall’Italia” e due di loro “hanno nazionalità italiana: uno è Giuliano Delnevo, morto nel 2013 in Siria, l’altro è un giovane marocchino naturalizzato che si trova in un altro paese europeo”. 

Rispetto a possibili minacce legate a sbarchi di cittadini stranieri sulle coste italiane, “le fonti di intellingence non segnalano rischi”, fa sapere il ministro, pur sottolineando che quello degli approdi è un settore che non sarà sottovalutato perché “anche se finora nessun rischio concreto è stato segnalato, è altrettanto vero che nessuno può escluderne la possibilità che via mare potrebbero giungere persone legate alla minaccia del terrorismo”. “Resta ovviamente alta l’attenzione – aggiunge Alfano – verso i centri di aggregazione religiosa, ovvero 514 associazioni e 396 luoghi di culto tra cui le quattro moschee di Roma, Milano, Colle Val D’Elsa e Ravenna”.

Terrorismo internazionale, quindi, che potrebbe sconfinare anche in Italia. Come contrastare il fenomeno? Per il ministro dell’Interno, l’unica risposta è un’alleanza internazionale coesa contro l’Isis “anche attraverso una collaborazione con i Paesi del Medio oriente moderato. È impensabile – aggiunge Alfano – che uno Stato possa affrontare da solo questo pericolo: ci vuole una strategia internazionale”. Una sfida globale, quindi, che necessita di una risposta globale. Altro punto centrale, impedire l’esodo verso teatri di guerra da parte di militanti occidentali e rafforzare gli strumenti legislativi contro la minaccia dei jihadisti andati a combattere in fronti come la Siria. “Deve essere sempre possibile – ha concluso Alfano – contestare il delitto di partecipazione a conflitti fuori dai nostri confini, nonché consentire la sorveglianza speciale dei soggetti a rischio, con l’obbligo di dimora”.

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