Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e quello per le politiche antidroga sono da mesi senza guida: non manca solo il “capo” ma anche un “progetto” per due settori profondamente modificati sulla base dell’emergenza e della bocciatura da parte della Consulta della Fini-Giovanardi. Per questo le associazioni Antigone, Società della ragione, Forum droghe e Cnca, in una conferenza stampa oggi alla Camera, hanno sollecitato il Consiglio dei ministri a sbloccare le nomine dei due capi dipartimento. Il garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone non ha dubbi: “La politica è restia di fronte a nomine che riguardano questioni delicate come i diritti civili, umani e sociali”. E aggiunge: “Visto il presente equilibrio politico, un certo tipo di nomina potrebbe rivelarsi in contraddizione con gli obiettivi di cui c’è bisogno. Quindi si rimanda”. Più diretta la coordinatrice di Antigone Susanna Marietti: “Basta con le logiche spartitorie. Si pensi piuttosto a trovare una persona competente, che non per forza deve essere un magistrato, se alla spartizione politica deve sostituirsi quella tra le correnti delle toghe”. Quanto alle emergenze, Marinetti è netta: “Reinserimento, lavoro, istruzione e un’assistenza sanitaria seria: perché in carcere si muore ancora di malattie che all’esterno curiamo dal medico generico”. In attesa del Cdm, però, le speranze non sono molte. “Non credo uscirà la nomina del vertice del Dap”, commenta Stefano Anastasia della Società delle Regioni, che rilancia: “E’ in corso un braccio di ferro perché è una nomina che innesca molti appetiti“. Lo stipendio per il numero uno del Dap è infatti tra i più alti dell’amministrazione pubblica  di Manolo Lanaro

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