Vanno bene le aperture, ma il doppio turno proposto al Pd è troppo. Il Movimento 5 stelle il giorno dopo la lettera scritta a Matteo Renzi con i punti per il dialogo sulla legge elettorale e le riforme cerca di capire quali saranno le prossime mosse. La linea dell’apertura di Luigi Di Maio è arrivata fino a a smorzare le parole di Beppe Grillo e adesso deputati e senatori assistono spiazzati. Chi ha protestato pubblicamente però è stato il deputato Andrea Colletti. E proprio su di un altro dei punti-chiave nelle fibrillazioni di chi ha sempre ritenuto indigesta una trattativa con il premier-rottamatore: la concessione fatta al Pd sul doppio turno, assente nel Democratellum ma presente, seppur di lista e non di coalizione, nelle risposte fornite al Partito democratico. E soprattutto mai votato dalla rete. Il vicepresidente della Camera grillino si era già giustificato poco prima: “Qualsiasi decisione sarà poi ratificata dagli iscritti”. Ma a molti non basta.

Colletti, tra i sostenitori della linea oltranzista a Montecitorio, attribuisce a chiare lettere su Facebook l’apertura della delegazione alla “valutazione personale di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli“, lanciando d’altra parte l’allarme sul rischio di una “deriva plebiscitaria che richiede la governabilità a discapito della “rappresentatività” e democraticità”. Due principi che, per Colletti, possono essere tutelati solo con un impianto “proporzionale”. “La visione governo-centrica”, scrive, “è dettata da un’ignoranza costituzionale nonché dalla volontà di reprimere le istanze delle minoranze, delle opposizioni (parlamentari) ma anche dei cittadini tutti verso una pericolosissima unione tra potere legislativo ed esecutivo”. E poi conclude: “L’impianto proporzionale della legge elettorale è l’unico modo per preservare la tipica tripartizione del potere”.

Il nervosismo questa volta è anche tra i fedelissimi. Chi ha sempre predicato la linea rigida del non sedersi al tavolo con gli altri partiti adesso cerca di accettare il cambio. Di Maio parla, e gli altri provano a digerire quello che spesso hanno condannato. Dopo lo sfogo di Grillo subito dopo il primo no di Renzi all’incontro (sfogo poi limato da blog e Casaleggio), il primo a parlare era stato Alessandro Di Battista quasi con un sospiro di sollievo. “Faremo un’opposizione durissima”, aveva detto il comico. Prima di essere poi bloccato dal suo stesso staff: “Precisiamo che il dialogo è ancora aperto”. E ora tutti restano a guardare cosa succederà nelle prossime settimane.

In serata i deputati si sono incontrati a Montecitorio. Assemblea poco numerosa, all’ordine del giorno tutto ma non la discussione della legge elettorale. Anche se qualcuno ha provato a tirare fuori l’argomento. Si è parlato del provvedimento su Equitalia e di agricoltura sociale. Poi si discuterà delle misure sulla Pubblica amministrazione. Nessuno tra i deputati riuniti -non moltissimi i presenti- ha infatti chiesto l’inversione dell’odg per affrontare subito il nodo del confronto con il Pd. Ma c’è impazienza e tensione in sala, riportano fonti parlamentari M5S. All’assemblea sono presenti anche Luigi di Maio e Danilo Toninelli.

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