Emma Marcegaglia annuncia che non si dimetterà dall’incarico di vicepresidente e amministratore delegato del gruppo di famiglia. L’aveva già detto quando era stata contattata per la nomina alla presidenza dell’Eni. Una delle più discusse fra quelle decise dal governo di Matteo Renzi per le delle società controllate. Una scelta che ha trovato concorde Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, per il quale la Marcegaglia “ha le competenze per ricoprire al meglio quel ruolo”.

“Non ho alcun conflitto di interessi” dice la neo presidente, intervistata da La Repubblica. Il gruppo Marcegaglia, non ha “alcun rapporto d’affari con l’Eni” spiega, “come hanno verificato prima le società di cacciatori di testa e poi il Comitato di garanzia presso il ministero dell’Economia“. Inoltre precisa, il suo incarico sarà solo di rappresentanza, non avrà deleghe operative.

Il gruppo Marcegaglia è leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio, con 5 milioni di tonnellate lavorate ogni anno e consuma tantissima energia. I dubbi su possibili conflitti di interessi per intrecci con l’azienda del cane a sei zampe sono sorti a molti. Ma la neo presidente si difende: “Non siamo né fornitori, né clienti dell’Eni” precisa. Il gruppo ha un contratto di fornitura di energia con Edison da almeno otto anni, aggiunge.

L’ex presidente di Confindustria non vede connessioni neanche relativamente al caso che coinvolse il fratello Antonio, presidente e amministratore delegato dell’azienda di famiglia, che nel 2008 patteggiò per una vicenda di tangenti pagate per alcuni appalti a un manager di Enipower. “È una vicenda di più di 10 anni fa” afferma la neo presidente dell’Eni, che “non riguardava il gruppo Marcegaglia, ma una piccola società controllata, che è stata ceduta e forse non c’è nemmeno più” e aggiunge: “Io personalmente non ho avuto alcun coinvolgimento”.

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