Dissequestrati 251 milioni di euro dei Ligresti nell’ambito dell‘inchiesta Fonsai della Procura di Torino. Lo ha deciso la V sezione penale della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso dei pm torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio contro lo “scongelamento” dei beni stabilito dal Tribunale del Riesame lo scorso 25 settembre.

Nel mirino degli inquirenti erano finiti cinque hotel per un controvalore di 215 milioni, polizze assicurative e il complesso immobiliare di San Siro. Erano stati sequestrati dalla Guardia di finanza il 12 agosto nel corso dell’inchiesta, condotta dalla Procura di Torino nei confronti della Fondiaria, di Jonella, Salvatore e Paolo Ligresti e dell’ex manager del gruppo Antonio Talarico. Le accuse sono quelle di falso in bilancio e aggiotaggio per presunte operazioni illecite. Azioni che secondo i pm torinesi hanno danneggiato i risparmiatori con un buco di 600 milioni di euro nelle riserve dei sinistri assicurativi, che si sarebbe tradotto in un danno pari a circa 251 milioni di euro ai circa 12mila azionisti, prima dell’aumento di capitale del giugno 2012.

Secondo giudici del Riesame, invece, i beni andavano scongelati perché il danno subito dai vecchi azionisti di Fonsai e Milano Assicurazioni (poi fuse con Unipol) non corrisponde necessariamente al vantaggio economico ottenuto dagli indagati attraverso le presunte operazioni illecite. Per questa tranche giudiziaria di Fonsai, Giulia Ligresti ha patteggiato una condanna a due anni e otto mesi di reclusione, 20 mila euro di multa e la confisca di una quota pari al 30 percento dei beni originariamente sequestrati.

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