“Non esiste un sistema per fermare il flusso migratorio”, dice un dirigente di Pubblica Sicurezza al porto di Brindisi, mentre racconta a Raffaella Cosentino e Alessio Genovese della loro attività istituzionale di contrasto all’immigrazione clandestina. Le telecamere si spostano poi a Roma, allo scalo di Fiumicino, dove un altro dirigente parla ai suoi uomini degli irregolari, ovvero dei migranti che entrano con visto turistico e poi non vanno più via, oppure si spostano in altri paesi dell’area Schengen. Con visto e passaporto, o senza, molti di loro finiscono poi nei Cie, le tristemente note strutture di “identificazione ed espulsione”: da qui parte il racconto di EU013 l’Ultima Frontiera, il documentario che i due giornalisti hanno realizzato nell’arco di un anno e mezzo, filmando tra le strutture di Bari, Trapani e Ponte Galeria a Roma; prima troupe autorizzata dal ministero dell’Interno ad effettuare riprese nel limbo dei prigionieri “non detenuti” nei Cie.

L’intreccio di storie, le istantanee di vita quotidiana e i diversi momenti di tensione catturati dalla telecamera di Alessio Genovese sono occhi aperti su quell’universo parallelo di speranza e disperazione che l’Italia incattivita dalla crisi economica fa finta di non vedere: a dispetto della cautela del lessico legislativo, gli spazi che ci mostrano le immagini di EU013 assomigliano in tutto e per tutto a quelli di un penitenziario ma a differenza di questo, nessuno vi è rinchiuso per aver commesso reati.

I frammenti di vita impressi nel filmato sono uno spaccato della crudele punizione inflitta ai migranti, trattenuti ma non formalmente detenuti dall’apparato amministrativo che stabilisce limitazioni della libertà rinnovabili.

Coloro che aldilà delle sbarre accettano di parlare sono prove viventi del corto circuito istituzionale dei Cie: dalla vicenda del tunisino cresciuto in Italia, in attesa di espulsione verso il suo paese d’origine che ha visitato solo come turista, fino a quella di un suo connazionale identificato da settimane ma ancora rinchiuso tra le sbarre del centro, i brevi ritratti incasellati dagli autori tra gli scorci di cortili presidiati dai militari, dalle grida di disperazione, dalle crisi isteriche e persino da una rissa, parlano la cruda lingua della realtà senza filtri. EU013 non ha un montaggio da cardiopalma, non mette in sequenza immagini shock, non fa “docu-fiction”; si limita a raccontare (e lo fa in maniera efficace) un giorno di ordinaria follia nella terra dei prigionieri “non detenuti”.

L’approccio “no frills” di Raffaella Cosentino e Alessio Genovese si riflette anche nelle scelte di promozione e distribuzione del lavoro, proiettato tanto alla Camera dei Deputati e al Film Festival di Rotterdam, quanto in centri sociali ed altri spazi di cultura alternativa in giro per l’Europa.

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