Matteo Renzi è un ”giocatore d’azzardo che va di fretta”. E’ così che il settimanale britannico The Economist definisce nell’articolo “Gambler in a rush” il presidente del Consiglio italiano alle prese con una serie di sfide di governo molto difficili. “Matteo Renzi è rinomato per essere uno che si assume il rischio – si legge sul settimanale – Questa settimana, infatti, sta chiedendo anche ai suoi colleghi leader della zona euro di scommettere”. “Ad ogni tappa del suo tour, ha avuto lo stesso obiettivo: avere qualche margine di tipo fiscale per il suo piano che punta a sostenere la fragile ripresa economica italiana”. Secondo l’Economist, “Renzi vuole spendere di più in modo da rilanciare la domanda e la crescita economica. La sua speranza è che questo sia un modo più facile per ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil”.

Nonostante la buona accoglienza internazionale, per il settimanale i leader si riservano di giudicare il “giovanile” Renzi e i suoi piani straordinariamente ambiziosi. “Lui sembra più determinato di ogni recente primo ministro italiano nell’usare i tagli alla spesa, non gli aumenti delle tasse, per far quadrare i conti pubblici”. Sono molte quindi le sfide che il premier ha davanti, sia interne, a partire dalle prossime elezioni europee, che internazionali. E il giudizio non è lontano da quello dallo stesso Renzi. “L’accelerazione data è evidente – dice il capo del governo al termine del Consiglio europeo (e non d’Europa, come ha scritto un po’ di fretta su Twitter) – e si vede dai provvedimenti in discussione, entro marzo ci sarà il testo di legge di Revisione titolo V, del Senato della Repubblica e del Cnel“. Il presidente del Consiglio rilancia: “Il semestre europeo è molto importante, non è vero che è un appuntamento burocratico. L’Italia ci può arrivare avendo molto da dire e da fare soltanto se prima sarà in grado di svolgere un gigantesco lavoro sulle riforme”. 

 

Renzi ha ricordato che “l’Italia non è un Paese che viene in Europa a fare la cicala che scialacqua, noi siamo contribuenti attivi”. Poi ha ricordato che “il debito è salito al 132% “per due ragioni: perché il Pil è crollato e perché sono cresciute le spese per il fondo salva-Stati“. Anche per questo il capo del governo continua a toccare il tasto dell’orgoglio: “Siamo l’Italia, questo atteggiamento subalterno e supino di venire in Europa con il cappello in mano io non ce l’avrò mai”. Quindi “non dobbiamo avere un atteggiamento supino, noi non siamo in competizione, non veniamo con l’atteggiamento di sudditanza o subalternità culturale, siamo parte dell’Europa. E poi si chiama Commissione, no commissione di esame ma politica che anche noi abbiamo voluto”. Interviene anche sul capitolo spending review, dopo avere detto nei giorni scorsi che sarà il governo a decidere sull’entità dei tagli. “Il lavoro di Cottarelli – dice – mi pare un buon punto partenza. Ma su alcune cose non sono molto convinto: chiedere un contributo ai pensionati che guadagnano il giusto è errore. Posso capire un contributo sulle pensioni da 200 mila euro, ma sull’intervento a pioggia non sono d’accordo”.  Poi conferma “l’intervento sugli stipendi dei manager” e si dice “convinto che quando Mauro Moretti vedrà la ratio dell’intervento sarà d’accordo con me”. L’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, infatti, ha dichiarato di potere pensare all’ipotesi delle dimissioni in caso di riduzione in caso di taglio degli emolumenti

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