“Il commissario ci ha fatto un elenco di spending review, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no”. Il premier Matteo Renzi prende le distanze dal piano del commissario Carlo Cottarelli, dopo il polverone di polemiche. Il programma di revisione della spesa comprende 900 milioni di tagli alla politica, ma anche a pensioni e assistenza, che rischiano di affossare la classe media. Cottarelli punta infatti a incassare 3,8 miliardi in tre anni da previdenza e assistenza: un colpo duro per chi guadagna tra 25 e 40mila euro, che non sarà neanche ricompensato dal bonus in busta paga da 80 euro al mese.

Almeno 85mila esuberi e tagli alle pensioni
Il punto più discusso riguarda gli almeno 85mila esuberi al 2016″ tra i dipendenti pubblici, confermati dallo stesso Cottarelli in Senato, che serviranno a ottenere “circa 3 miliardi di euro”. Sempre per gli statali Cottarelli propone il “divieto di cumulo di pensioni con le retribuzioni offerte dalla carica pubblica”.

Sul tavolo del commissario ci sono anche tagli alle pensioni. Le slide che ha presentato parlano infatti di una “maggiore deindicizzazione” all’inflazione “delle pensioni dal 2015”. Così come Mario Monti sterelizzò gli assegni oltre i 1.400 euro, il commissario punta quindi a fare cassa con una nuova sterelizzazione degli assegni del ceto medio. Altro punto dolente riguarda gli invalidi. Il piano prevede di recuperare 300 milioni in tre anni legando l’assegnamento al reddito. La proposta è di cancellare l’indennità per chi ha redditi di 30mila euro lordi oppure arriva a 45mila sommando coniuge e figli. 

“Accelerare riduzione finanziamento ai partiti”
Un capitolo a parte riguarda i tagli alla politica, che – come spiega Repubblica – ammontano a 900 milioni in tre anni. Nel mirino di Cottarelli sono finiti partiti politici, enti locali, organi costituzionali e di rilevanza costituzionale. La sforbiciata a Comuni, Regioni e partiti è di 200 milioni quest’anno, 400 nel 2016, e 300 milioni del 2015. Cottarelli boccia di fatto il decreto legge che ha rimodulato il finanziamento ai partiti, diventato norma a febbraio, che assicura tre anni prima di veder ridurre l’afflusso di soldi pubblici nelle tesorerie delle sezioni. Il commissario chiede un’accelerazione dei tempi di riduzione del finanziamento pubblico, scrivendo nelle slide che questo deve essere ancora “ridotto rispetto al dl approvato”.

Quanto agli enti locali, il super commissario propone di unire i Comuni sotto i 5mila abitanti e ridurre sia i loro consiglieri che degli assegni che percepiscono. Stesso discorso per le Regioni, per cui è richiesta una “ulteriore riduzione” dei consiglieri e dei loro vitalizi, con un monitoraggio stretto che “eviti l’aggiramento delle misure (come nel caso delle misure introdotte dal governo Monti)”. Per quanto riguarda la spesa degli Organi Costituzionali, infine, Cottarelli vuole tagliarla del 25% nel triennio dai 2,4 miliardi attuali, portandola a 1,9 miliardi entro il 2016. “Dal 2009 – si legge nelle slide – non c’è stata alcuna riduzione della spesa contro un calo del 10% delle amministrazioni centrali”.

Riscossione fiscale, basta commissioni alle banche
Cottarelli parla anche di una riduzione dei costi della riscossione fiscale, che a regime può garantire 400 milioni alle casse dello Stato. Con la normativa in vigore famiglie e imprese versano le imposte in banca e questa trasferisce i soldi alla Banca d’Italia in cambio del pagamento di una provvigione. Cottaerlli chiede ora al Tesoro di aprire conti correnti presso le stesse banche commerciali, anche in linea con le raccomandazioni della Bce. Un software di “cash pooling”, ovvero di gestione unitaria della cassa, che permetterebbe di risparmiare sulle provvigioni agli istituti.

L’elenco del commissario: 33 voci e 5 capitoli di spesa
Complessivamente, secondo le bozze circolate, Cottarelli venerdì 14 marzo si è presentato a Palazzo Chigi con un elenco di 33 voci e cinque capitoli di spesa. In molti casi il commissario è ripartito dal lavoro già intrapreso dai suoi predecessori, Pietro Giarda ed Enrico Bondi. Per esempio nella voce che riguarda i consumi energetici e l’illuminazione delle aree pubbliche, con l’operazione che Bondi aveva soprannominato Cieli bui e da cui nel 2012 si puntavano a recuperare 500 milioni di euro a regime.

Il primo capitolo dell’ex capo degli Affari fiscali del Fmi riguarda invece l’efficientamento diretto della pubblica amministrazione, da cui ottenere, anche grazie al lavoro della Consip, 2,2 miliardi quest’anno (dei 7 teorici complessivi nei 12 mesi), 5,2 miliardi nel 2015, fino ai 12,1 del 2016. Per il 2014, sono previsti 800 milioni da beni e servizi, 200 milioni dalla pubblicazione telematica degli appalti pubblici, 100 milioni dalla riduzione delle consulenze e delle auto blu, 500 milioni dal taglio dei dirigenti della pubblica amministrazione, 100 milioni dai corsi di formazione, 100 appunto dall’illuminazione pubblica, 400 da altre proposte da gruppi ministeriali.

Due miliardi dalla riduzione dei trasferimenti inefficienti
Sinergie tra corpi di polizia Il secondo capitolo riguarda invece le riorganizzazioni: delle province (100 milioni quest’anno) e delle spese degli enti pubblici (altri 100 milioni). Dello stesso ramo fanno parte anche le sinergie tra i corpi di polizia, la digitalizzazione, le prefetture, i vigili del fuoco, le comunità montane, che però cominceranno a dare i loro frutti nel 2015.

Dalla riduzione dei trasferimenti inefficienti, quarto capitolo, potrebbero invece arrivare 2 miliardi (1,4 miliardi dalla riorganizzazione dei trasferimenti statali e regionali alle imprese, 300 milioni dai trasferimenti alle ferrovie, 100 dalle partecipate locali del trasporto pubblico, 200 dai microstanziamenti vari). Ci sono infine 2,2 miliardi di spese settoriali, quelle in cui il commissario ha inserito anche le pensioni, che però sono oggetto di tensione con il presidente del consiglio che non ne vuol sapere.