“Anche ieri ho scambiato parole intense e cordiali con il presidente Napolitano. Non le dico i contenuti della telefonata. Ci siamo chiariti? Sì, certo. Non credo di aver mancato ad alcun dovere di sensibilità e di riguardo. Sono sempre stato una tomba per quello che riguarda le conversazioni con il capo dello Stato nel 2011. Al massimo ne avrò fatto cenno a mia moglie”. Così il senatore a vita Mario Monti commenta le anticipazioni del libro “Ammazziamo il Gattopardo” di Alan Friedman, in cui il giornalista americano ricostruisce i contatti dell’estate 2011 (cinque mesi prima delle dimissioni di Berlusconi) tra Napolitano e Monti, e quelli successivi tra il Professore, Romano Prodi e Carlo De Benedetti, in merito alla possibilità di subentrare al Cavaliere a Palazzo Chigi. 

“Avevo avuto all’epoca, tra giugno e luglio 2011, colloqui con il Capo dello Stato – continua Monti nel corso di due interviste televisive a La7 e Rai Tre – che mi aveva fatto capire che forse mi avrebbe chiesto una mia disponibilità in caso di bisogno. Io avrei considerato irresponsabile un presidente della Repubblica che si mettesse nello studio del Quirinale a riflettere vediamo un po’ chi può essere a guidare il governo il giorno dopo che il presidente del consiglio uscente ha rassegnato le sue dimissioni. Questo mi sembrerebbe un modo irresponsabile di assolvere ai compiti di un Capo dello Stato”. Monti conclude così: “Le persone che in quei mesi mi chiedevano se ero disposto a impegnarmi erano decine e decine”. 

Ieri il Capo dello Stato è intervenuto con una lettera al Corriere della Sera (quotidiano che ha pubblicato le anticipazioni del libro di Friedman) per smentire irregolarità e complotti e rivendicare, al tempo stesso, la riservatezza dei colloqui del presidente della Repubblica 

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