Per Enrico Letta, e ancora di più per Fabrizio Saccomanni, meglio dieci giorni a Bruxelles che uno a Roma. Là, almeno sai a priori quello che ti dicono, sempre le stesse cose: rispettare gli impegni; non allentare il rigore; fare le riforme, specie del lavoro; tassare gli immobili invece d’aumentare l’Iva. Così, tu, anche se non hai proprio i conti in ordine e la coscienza a posto, ci arrivi preparato: incaselli le cifre, allinei le tappe, prospetti un ‘primo passo’ – meglio, se l’hai già fatto – torni a casa con parole d’incoraggiamento. E se qualcuno, magari finlandese, si permette d’esprimere scetticismo, pianti su una scenata stile ‘ma come si permette!’ e ‘lei non sa chi sono io!’.

Qua, invece, non sai mai qual è l’agenda: da quando c’è Renzi, ti cambia le carte in tavola quasi ogni giorno. Manco capisci bene se sta dalla tua o ti vuole fare le scarpe. Facciamo un esempio: tu, premier, ti inventi una giornata di appuntamenti a Bruxelles per presentare il programma 2014, ottenere qualche apprezzamento e tornare a casa più legittimato sul piano europeo (e l’annuncio dell’arrivo, il 27 marzo, del presidente Obama ti dà un’altra iniezione di prestigio internazionale).

Invece, arrivi a Bruxelles senza averlo, il programma, e senza essere sicuro di restare al tuo posto, per il resto del 2014. Sarebbe un po’ imbarazzante, se noi – e pure loro, i leader europei – non fossimo tutti abituati ai balletti politici e diplomatici, mica solo italiani.

Fatto sta che quella che incomincia domani, lunedì 27 gennaio, è la prima ‘settimana cruciale’ 2014 per l’Italia nell’Ue: una prima di molte, in quest’anno segnato dalle elezioni europee, dal semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue e – c’è da scommetterci – dal solito contrappunto sulle questioni economiche tra Roma e Bruxelles. Comunque, meglio ‘fare tana’ da Manuel Barroso per qualche ora che vedersela solo e sempre con Matteo e Angelino.

Lunedì 27, ci sarà la prima riunione quest’anno dell’Eurogruppo, il club dei ministri dell’Economia dei 18 Paesi della zona euro; e martedì 28, la prima riunione dell’Ecofin, il Consiglio dei Ministri dell’Economia dei 28. In entrambi i casi, l’Italia sarà rappresentata dal ministro Saccomanni.

Mercoledì, sarà a Bruxelles il premier Letta, per illustrare alla Commissione europea il programma del suo governo (o, almeno, quel che potrà dirne, visto che i partner della maggioranza non hanno ancora siglato il patto). Dopo, Letta andrà al Parlamento europeo, per presentare l’Expo 2015: ci saranno tutti i leader delle Istituzioni comunitarie e una bella sfilza di ‘glorie’ italiche, lombarde e meneghine.

Tre ‘giorni di fuoco’, ad affrontare i quali la politica non aiuta e l’economia neppure. Agli incontri, l’Italia si presenta dopo giorni scanditi da dati economici che hanno marcato la differenza d’andamento tra l’Ue e la zona euro nel loro insieme e l’Italia. Qualche esempio: l’Fmi alza le stime di crescita nel Mondo per il 2014 a 3,7%, ma lima quelle dell’Italia a 0,6%, sostenendo che il Paese non è ancora fuori dai guai e deve fare le riforme (e Confindustria calcola un crollo della ricchezza del Paese del 9,1% dall’inizio della crisi, quasi 3.500 euro per abitante); per l’Ocse, l’occupazione nella zona euro migliora dello 0,1%, ma in Italia continua a calare; il debito italiano è il 2° più alto nell’Ue in percentuale del Pil (92,7% nella zona euro, 132,9% in Italia). E’ vero che Pil, debito, produzione industriale mostrano segnali di miglioramento, ma il passo dell’Italia non è ancora quello dell’Europa.

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