È cominciata a Ravenna l’udienza preliminare per il primo e storico processo sulle morti dell’Eternit al petrolchimico di via Baiona. In un’aula di Corte d’assise gremita da oltre 200 persone tra indagati, parti offese e parti civili, il procedimento aperto dal giudice Piervittorio Farinella mercoledì mattina si è confermato il caso giudiziario più vasto in provincia ma anche quello più ambizioso: bisognerà accertare, infatti, le responsabilità sugli effetti dell’amianto in oltre 50 anni di attività al bacino produttivo nato sotto la gestione di Anic spa e Società chimica Ravenna spa.

Sono 22 le persone (si era partiti da 56, tre imputati sono deceduti recentemente) per le quali il pm Roberto Ceroni, che ha seguito il modello d’indagine del collega Raffaele Guariniello per l’amianto in Piemonte, chiederà il rinvio a giudizio: tutti accusati a vario titolo di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo, si tratta di addetti alla sicurezza o legali rappresentanti delle varie società che nei decenni (dal 1957 al 1985) si sono succedute alla guida del polo produttivo.

Nel mirino i casi di operai che si sono ammalati (75 in tutto, 35 sono già morti) di asbestosi, mesotelioma polmonare, carcinoma polmonare, placche pleuriche, tutte malattie caratteristiche del polo per l’inalazione di polveri pericolose la cui diffusione, secondo l’accusa, non è stata controllata in nessun modo. Ceroni in aula ha detto che gli ultimi due decessi, quelli degli operai Olindo Berti e Riccardo Cavassi, si sono verificati negli ultimi mesi, dopo la chiusura delle indagini preliminari.

Le richieste di costituzione di parte civile (178 gli aventi diritto secondo il pm) sono state oltre una cinquantina, e tra queste ci sono quelle di enti pubblici come l’Ausl di Ravenna, l’Inail, i sindacati Cgil e Cisl, Legambiente regionale e nazionale, le associazioni Esposti amianto e altri cangerogeni e l’Osservatorio nazionale amianto. Tra le parti civili anche i famigliari degli operai che in questi hanno dovuto convivere con l’angoscia di potersi ammalare (è noto ormai il caso della moglie di un lavoratore, mai ammalato, che è deceduta dopo aver inalato le polveri cancerogene lavando la tuta del marito).

L’inchiesta abbraccia comunque le attività al polo chimico fino al 2012 (il pm ha ricordato che nel tempo è cambiato l’approccio verso l’Eternnit, bandito dal 27 marzo 1993 con l’entrata in vigore della legge 257/92) e si concentra sulle isole produttive che in via Baiona ospitavano una centrale termoelettrica, le attività di cracking del metano per la sintesi di acetilene e idrogeno, le produzioni di ammoniaca, gomme, fertilizzanti e cementi, il frazionamento dell’aria per la distillazione dell’azoto. L’udienza verrà aggiornata al 21 dicembre, per dare possibilità ai legali degli imputati di leggere le carte.

L’indagine sull’amianto killer a Ravenna è stata avviata quattro anni fa, quando la procura iniziò a chiedere all’Inail un report dettagliato sulle malattie professionali degli ultimi decenni in città dopo il convegno cittadino “Dalla Mecnavi alla Thyssen”. Ogni giorno fino a 3.500 operai erano esposti ai rischi di contaminazione, in un’area che si estendeva per oltre 25 chilometri di strade. Ad accertare i casi di malattie, che tra l’altro si caratterizzano per un lungo periodo di latenza, hanno contribuito le cartelle cliniche recuperate nell’ambito dell’inchiesta- portata avanti con i carabinieri del Nucleo investigativo oltre che con personale Arpa e della Medicina del lavoro.

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