Un aumento medio dei costi nel 2014 pari al 290%. E’ il calcolo che Confcommercio ha fatto sugli effetti per le imprese del passaggio dalla Tarsu al nuovo tributo Tari sui rifiuti urbani introdotto con la legge di stabilitàE per alcune tipologie di impresa sarà ancora più salato: per un bar, infatti, sarà di oltre il 300%, per un ristorante del 480%, fino ad arrivare ad oltre il 600% per l’ortofrutta (+650%) e le discoteche (+680%).

La maggiorazione sarà di circa sei volte per i ristoranti, le trattorie e le pizzerie (+482%): la spesa annua tutto compreso, calcolata per un’attività con una superficie media di 200 metri quadri, passerà così da 802,70 euro a 4.674,98 euro. Dall’analisi di Confcommercio emerge, in particolare, che per ortofrutta, pescherie, fiori e pizza al taglio (con superficie media di 100 metri quadri) la spesa annua complessiva determinata dall’applicazione della Tari, dal prossimo primo gennaio, determinerà un passaggio da 401,35 euro a 3.008,40 euro. Per discoteche e night club (superficie media 200 metri quadri) si passerà da 558,90 euro a 4.373,91 euro. Invece per bar, caffè e pasticceria l’incremento si attesterà al 314%; per supermercati, macellerie e generi alimentari al 188%; per alberghi senza ristorante al 118%; per campeggi, benzinai e impianti sportivi all’89%; per edicole, farmacie e tabacchi al 77%; per negozi di abbigliamento, calzature, librerie, cartolerie e ferramenta al 46%.

Si tratta, sottolinea Confcommercio, di “incrementi molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta. Una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’ e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche”. Questa situazione, anche in considerazione della crisi economica, “sarebbe davvero insostenibile per le imprese e graverebbe, in generale, sull’intero sistema Paese con conseguenti effetti in termini di riduzione dei consumi”.

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