“Non ho ancora sentito dire che non si fa la Commissione parlamentare antimafia se c’è dentro Fazzone“. Di una verità nuda, cruda e disarmante, la frase pronunciata ieri sera da Nando Dalla Chiesa in un incontro pubblico organizzato a Inveruno (Mi). Una verità che va al di là di ogni questione politica e non lascia spazio a compromessi. No, il problema non è solo chi farà il Presidente. Il vero problema è che chi fa parte di questa Commissione e avrà il potere e il diritto di ricevere informazioni più riservate. E ve lo immaginate un carabiniere o un poliziotto che porta avanti scrupolosamente le proprie indagini e poi si ritrova a riferire in Parlamento ad uno come Claudio Fazzone? Come glielo diciamo che deve dare certe informazioni a uno che è sotto giudizio per abuso di ufficio perché aveva invaso la scrivania del dirigente della Asl di Latinacon lettere di raccomandazione? O, ancora peggio, che una volta scoperta la collusione tra la ‘ndrangheta e alcuni amministratori pubblici di Fondi, ha fatto di tutto per evitare (e c’è riuscito) lo scioglimento del comune già approvato dal Prefetto e pronto da firmare sul tavolo dei Consigli dei Ministri?

Non si deve eleggere il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, non perché non si trova l’accordo politico, ma perché finché c’è uno come Fazzone la Commissione non può e non deve iniziare i propri lavori. E non rispondiamo con il solito ritornello del “piuttosto che niente, meglio così”. No cari parlamentari onesti. Prendete posizione e rispondete ” piuttosto che con Fazzone io mi dimetto, perché non ce la si può assumere la responsabilità di far conoscere certe informazioni a chi nella propria storia sembra aver fatto di tutto tranne che contrastarla la mafia. La prossima seduta della Commissione è prevista per martedì 22 ottobre. Lì si dovrà cercare l’accordo per l’elezione del Presidente. Trovate prima l’accordo per far pulizia al vostro interno.

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