Nessuna perdita e nessun danno dall’operazione Lactalis American Group. I legali difensori dei consiglieri di maggioranza di Parmalat ribadiscono di fronte al Tribunale di Parma le posizioni espresse dall’ultimo Cda della società di Collecchio e chiedono il rigetto in toto delle richieste dell’accusa nell’ambito del procedimento civile sulle presunte irregolarità nell’acquisizione dell’azienda americana Lag da parte del gruppo italiano.

Martedì la Procura di Parma aveva chiesto al collegio di giudici presieduto da Roberto Piscopo la revoca del Cda della società e la nomina di un amministratore giudiziario per arrivare alla revisione del contratto di acquisto dell’azienda americana. Inoltre richieste più lievi, ma sempre nella stessa direzione, erano arrivate dai legali difensori dei sindaci, del curatore speciale e dei consiglieri espressione della minoranza, che avevano suggerito la rimozione solo di alcuni membri del Cda, tra cui Marco Reboa e Antonio Sala.

Mercoledì è stata la volta della difesa dei consiglieri di maggioranza di Parmalat, che hanno respinto le accuse cercando di difendere la posizione del Cda e di Mediobanca, advisor dell’operazione Lag. “Abbiamo cercato di smontare con i fatti le tesi della Procura” ha detto l’avvocato Paolo Pecorella, uno dei legali difensori, che ha sottolineato: “Il consiglio e Mediobanca hanno operato fermamente nell’interesse di Parmalat, difendendola e portandole un grande profitto con questa operazione”.

La difesa ha chiesto di ammettere nuovi documenti, tra cui una e-mail inedita, che però sono stati rigettati dal collegio di giudici, e ha chiesto di respingere la richiesta di commissariamento da parte della Procura. “Chiediamo il rigetto in toto delle richieste della Procura perché riteniamo totalmente infondata la richiesta di revoca del Cda, siamo convinti che sia inammissibile e irragionevole” hanno detto gli avvocati Mario Cera e Luigi Bianchi.

I legali difensori dei consiglieri di maggioranza nei loro interventi hanno puntato a dimostrare che l’acquisizione di Lag ha portato vantaggi al gruppo italiano. “Dopo l’operazione in un anno il titolo è aumentato – hanno spiegato – da maggio 2012 a settembre 2013 la capitalizzazione è cresciuta di 1,6 miliardi e questo è un dato di fatto”. Per la difesa, anche applicando il metodo di valutazione del commissario ad acta Angelo Manaresi, “alla data odierna il valore di Lag sarebbe comunque superiore ai 774 milioni di dollari pagati. Oggi per Parmalat c’è una plusvalenza e non c’è nessuna perdita per nessuno. Cos’altro vuole Amber?” hanno chiesto i legali riferendosi al fondo Amber, tra i soci di minoranza che avevano puntato il dito sull’operazione.

Al termine delle due udienze il collegio di giudici si è riservato sulla decisione da prendere. Il Tribunale avrà un mese di tempo per decidere quali provvedimenti adottare, ma i termini potrebbero protrarsi oltre i 30 giorni. “La discussione è finita – ha detto il presidente del Tribunale Piscopo – ma la situazione è complessa, ci prenderemo tutto il tempo necessario”. È il primo passo verso la conclusione del procedimento cominciato il 26 ottobre 2012, che potrebbe portare al commissariamento di Parmalat.

 

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