Il Parlamento di Westminster ha respinto, per una manciata di voti (285 contro 272) la possibilità di un’azione militare britannica in Siria accanto agli Stati Uniti. Indipendentemente dalle ragioni in favore o contro l’intervento armato, il voto di questa notte è tanto sorprendente quanto importante.

La prima considerazione riguarda proprio il ruolo dell’istituzione parlamentare. Nel Regno Unito, l’assemblea degli eletti può stoppare il governo su un punto tanto delicato come un’azione militare. Il primo ministro propone, ma l’ultima parola rimane al Parlamento. Un’istituzione, evidentemente, forte e autorevole. Anche e soprattutto perché composta di eletti e non di nominati.

E poi il premier David Cameron, che aveva affiancato gli Usa fin dall’inizio, ha accolto il voto contrario alla sua mozione con queste parole, pronunciate nella stessa Camera dei Comuni di Londra: “Credo fermamente in una forte risposta all’uso delle armi chimiche (in Siria, ndr), ma credo ugualmente nel rispetto di questa Camera… ed è chiaro per me che il Parlamento britannico, riflettendo l’opinione del popolo britannico, non voglia vedere un’azione militare”. Ed ha concluso: “Ho ricevuto il messaggio e agirò di conseguenza”.

Un primo ministro forte  – molto di più del nostro presidente del Consiglio -, che governa da tre anni, ci tiene a rispettare il voto chiaro di un Parlamento autorevole. Senza fare polemiche. Un voto che arriva a mettere in discussione decisioni delicate che riguardano l’allineamento internazionale del suo Paese (gli Usa, l’Europa), e la stessa capacità di iniziativa politica del premier. Il suo sembra un comportamento politico esemplare. Così come sembra esemplare un Parlamento che può dire no, ben sapendo di essere sovrano. 
O è solo che siamo troppo abituati all’Italia?

@andreavaldambri

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