Prima dell’articolo di Nature a sottolineare le presunte irregolarità della “Stamina Foundation” era stato il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello che dal giugno 2009 indaga sulle attività di Davide Vannoni e del suo staff. L’ipotesi di reato nei loro confronti è associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di medicinali guasti “in modo pericoloso per la salute pubblica”. Truffa perché molti pazienti versarono denaro sulla promessa di effetti terapeutici, il resto perché non c’è alcuna certezza sull’uso e del trattamento fatto delle cellule staminali prelevate dai malati e iniettate nei malati. Il brevetto della tecnica usata dalla “Stamina”, cioè l’insieme di procedure e i dati scientifici ottenuti, non è mai stato messo a disposizione della comunità scientifica per essere valutato e ciò ha suscitato i sospetti di molti specialisti e ricercatori. L’indagine sta per essere conclusa.

All’origine c’è la denuncia di un ex dipendente della società di ricerche sociali di Vannoni, “Cognition”, sui versamenti ottenuti per la “Stamina” e c’è un’inchiesta del Corriere della Sera su un volantino diffuso tra paraplegici attirati dalle cure promesse dalla fondazione. I dati forniti sottolineavano gli oltre mille casi trattati con un recupero del danno dal 70 al 100 per cento. A chi chiedeva più informazioni Vannoni, laureato in Lettere e Filosofia e professore associato alla facoltà di psicologia all’Università di Udine, mostrava un filmato di un ballerino russo con problemi motori che – dopo le cure pratiche – tornava a muoversi e si metteva a danzare. Un miracolo, o un miraggio, che ha attratto molte persone ormai prive di speranza. Eppure qualcosa è andato storto. Le cure non hanno funzionato e – mentre in alcuni casi ci sarebbero stati miglioramenti – in altri i malati sono peggiorati. È successo a un paziente torinese, un settantenne affetto da Parkinson. Nel 2009 la figlia raccontava a La Stampa che al padre venne mostrato un video dove “un tetraplegico in sedia a rotelle si metteva a ballare”. Da lì è cominciato un calvario tra Torino, San Marino e l’ospedale di Trieste, il tutto per un contributo di circa 40mila euro, che Vannoni chiedeva come donazione per finanziare le ricerche della onlus. Nonostante le punture il settantenne si è aggravato ed è morto. Un altro paziente, ricoverato in un ospedale sanmarinese per i malori subiti dopo un’iniezione, venne invitato a ritrattare le sue accuse. 

Il pm Guariniello e i Nas di Torino diretti dal colonnello Michele Tamponi fanno perquisizioni, ascoltano i pazienti e ricostruiscono i fatti. Si scopre un laboratorio (non autorizzato dalla autorità sanitarie) in un sottoscala di via Giolitti 41, in pieno centro a Torino, dove c’era la sede di “Stamina” e di “Cognition”. Lì i biologi ucraini Vyacheslav Klimenko e Olena Shchegelska (che secondo la rivista Nature avrebbe subito il “furto” di dati poi usati da Vannoni, ndr) prelevavano le cellule ai pazienti – malati col morbo di Parkinson, di Sindrome laterale amiotrofica (Sla, la malattia che ha ucciso Francesco Borgonovo), malattie neurodegenerative, lesioni spinali e tumori – le trattavano e poi le iniettavano. Una volta scoperto il laboratorio clandestino le attività vengono spostate prima al Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino) e poi a San Marino (in due centri, tra cui un istituto di bellezza) dove le operazioni non sono proibite. 

Tra il novembre 2007 e il dicembre 2009 sono stati trattati 68 malati; l’inchiesta viene chiuusa una prima volta nel dicmbre del 2011 e nel registro degli indagati compaiono i nomi di sedici persone. Emergono quindi nuovi elementi che costringono la Procura di Torino a riaprire l’indagine e fare nuovi accertamenti sui campioni di cellule, ma – si è appreso da ambienti giudiziari – l’inchiesta dovrebbe essere in dirittura d’arrivo.

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