Dopo mesi di chiusura, accompagnata dalla polemiche sui privilegi della casta, il ristorante di Palazzo Madama riapre i battenti. Non più piatti sofisticati a prezzi stracciati ma una sorta di “tavola calda” con menù fisso a 10 euro. Ma nel giorno dell’inaugurazione a fare notizia sono gli otto dipendenti in cassa integrazione dal febbraio scorso che, rimasti fuori dalla nuova gestione del ristorante, annunciano una vertenza legale contro la Gemeaz Elior, azienda che gestisce il servizio a Palazzo Madama. “Ieri è scaduta la cassa integrazione, oggi ci siamo presentati sul nostro posto di lavoro ma abbiamo avuto una porta in faccia”, spiegano i dipendenti. “Da quando i prezzi sono diventati “normali” i senatori preferiscono i ristoranti all’esterno”, chiarisce un lavoratore. “L’azienda ci ha formulato una proposta per tornare a lavorare: 20 ore a settimana a 350 euro al mese, ma come faccio con due figli?”, è la testimonianza di un lavoratore che prima della cassa percepiva intorno ai mille euro lavorando il doppio delle ore. E per gli otto lavoratori che hanno detto no alle nuove condizioni contrattuali, ora c’è il rischio del licenziamento   di Annalisa Ausilio

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Fiat, notte di sciopero a Pomigliano. Fermato un responsabile nazionale Fiom

prev
Articolo Successivo

“Internet brucia posti di lavoro e classe media. E le corporation guadagnano”

next