Chi ha visto “Servizio pubblico”, ieri sera, ha assistito in diretta al pestaggio di Paolo Becchi: più o meno, l’equivalente televisivo della crocifissione di Fantozzi in sala mensa. Avendo attaccato Becchi quando era sulla cresta dell’onda, vederlo sconfessato dal Movimento e additato al pubblico ludibrio non mi ha dato alcun piacere: i media l’hanno fabbricato, i media lo distruggono, siano benedetti i media. Messo all’angolo, solo contro tutti, verso la fine Paolo è riuscito persino a contrattaccarre, strappando a un pubblico che evidentemente non aveva capito nulla tre-applausi-tre, che mi hanno fatto sentire sollevato per lui. Perché lui non lo giustifico ma almeno lo capisco: quello che non capisco né giustifico è Santoro.

Prima invita Becchi alla trasmissione, per permettergli di precisare il proprio pensiero, in realtà per sbatterlo in prima pagina. Poi, quando lui comincia a farfugliare sciocchezze sulla Banca d’Italia, afferma sornione di comprendere la sua confusione, visto il guaio in cui s’è messo. Quindi lo lascia massacrare da Nosferatu Sallusti, senza neppure permettergli di replicare. Poco ancora, gli ridà la parola dopo un tempo televisivamente interminabile, durante il quale le telecamere hanno indugiato sul suo volto terreo, dichiarandosi persino contento che si fosse un po’ ripreso. Infine, lo attacca per dargli il colpo di grazia, già sapendo che dopo, come aveva annunciato, Becchi toglierà definitivamente il disturbo.

Non si ammazzano così anche i cavalli? Ma ammazzare il cavallo a Santoro non è bastato: ispirato dagli sfondoni storici di Becchi, ha voluto darci a sua volta lezioni di storia. Così ha evocato la repubblica di Weimar, riuscendo a dire, se ho ben capito, che almeno Hitler, nei primi sei mesi dopo la presa del potere, aveva eliminato la disoccupazione. Oddio, certo che l’ha fatto: ma riarmando la Germania, e assumendo i disoccupati nelle fabbriche di armi. È questa la ricetta di Santoro per uscire dalla crisi? Di armi, in giro, non ce n’è già abbastanza?

Ecco, a questo punto ci mancava solo che Santoro ci invitasse a invadere la Polonia, e poi la gaffe – ben più ciclopica di quella di Becchi attorno alla quale era stata costruita l’intera puntata – sarebbe stata completa, vertiginosa, irrecuperabile. Lo propongo seriamente ai vertici della Sette: valutata la gravità delle gaffe rispettive, perché Servizio pubblico non lo conduce Paolo Becchi?

 

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