In terra di camorra la giustizia si fa in casa. Più precisamente, negli appartamenti di una struttura immobiliare privata di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) riconvertita in Tribunale Civile. Come? Abbattendo pareti per far comunicare le abitazioni, tramezzando con gli armadietti per ricavare due mini-aule in una stanza e stipando gli archivi del vecchio contenzioso nei box-garage. In una cantinola, invece, sono accantonate le schede delle ultime elezioni. Mentre gli ascensori, progettati per civili abitazioni, non accettano prenotazioni. Mancano anche le scale esterne di sicurezza. La struttura immobiliare è di proprietà della “6C S.r.l.”, società dell’ingegnere Palmiro Cosentino, fratello di Nicola, l’ex sottosegretario Pdl in carcere con l’accusa di essere il referente politico nazionale della camorra casalese. “La società – spiega Franco Buco, consigliere dell’Ordine degli Avvocati sammaritano – ha stipulato un contratto di affitto di circa 700-800 mila euro l’anno”. La “6C” ha anche avviato una procedura di sfratto per morosità negli scorsi mesi, poi sospesa. Ovviamente incardinata negli uffici competenti del Tribunale che in pratica si stava autosfrattando. Ed il risultato è il caos in cui galleggiano a fatica 12 giudici del lavoro, 6 del settore civile, 4 giudici fallimentari, 3 magistrati per le espropriazioni immobiliari e 3 giudici onorari. Giudici chiamati ad affrontare un carico di lavoro impressionante, dove si riverberano le sofferenze economiche di una provincia stretta nella morsa del clan dei Casalesi. Nel disegno di riforma delle sedi giudiziarie, il Tribunale Civile di Santa Maria Capua Vetere dovrebbe rimanere in vita, mentre verrebbe chiusa la sede distaccata di Caserta. Si tratta di un palazzo inaugurato in pompa magna pochi anni fa dall’allora ministro Angelino Alfano  di Vincenzo Iurillo e Andrea Postiglione

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