E’ formato da circa 1-2 milioni di cellule nervose e ha le dimensioni di circa mezzo centimetro: è il ‘pallino della matematica‘, l’area del cervello che permette di riconoscere i numeri e per la prima volta è stata localizzata esattamente da un gruppo dell’università americana di Stanford.

Descritta sul Journal of Neuroscience, la scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio la dislessia per i numeri e l’incapacità di elaborare le informazioni numeriche (discalculia). L’area identificata è situata nel Giro temporale inferiore, una regione superficiale della corteccia esterna del cervello già nota per il suo coinvolgimento nel trattamento delle informazioni visive. Quest’area si attiva quando vediamo i numeri. Di meno se i numeri vengono pronunciati. “E’ il primo studio in assoluto a mostrare l’esistenza di un gruppo di cellule nervose nel cervello umano che si specializza nell’elaborazione dei numeri”, ha osservato il neurologo Josef Parvizi, che ha coordinato la ricerca.

Per Giorgio Vallortigara, direttore del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (Cimec) dell’università di Trento “è interessante aver trovato un’area cerebrale che risponde in maniera preferenziale alla rappresentazione visiva delle cifre, ossia i numerali”. Questo vuol dire, secondo Vallortigara, che è una specializzazione tipica dell’uomo.

“E’ una grande dimostrazione – ha sottolineato Parvizi – di come il cervello cambia in risposta all’educazione, nessuno nasce con la capacità innata di riconoscere i numerali”. Lo studio è stato condotto su un gruppo di volontari epilettici dei quali è stata monitorata l’attività cerebrale mentre osservavano immagini relative ai numeri, utilizzando gli stessi elettrodi che aiutano a individuare i punti d’origine delle crisi epilettiche. Per assicurarsi che tutte le aree individuate davvero fossero sensibili ai numeri e non solo a generiche linee, angoli e curve, i test sono stati attentamente calibrati per distinguere le risposte cerebrali alle presentazioni visive dei numeri classici insegnati nelle scuole occidentali (le cifre arabe), in contrasto con linee ondulate e le lettere dell’alfabeto.

“E’ interessante notare – ha osservato Parvizi – che l’area che elabora i numeri si trova all’interno di un più ampio gruppo di neuroni che si attiva alla vista di simboli visivi che hanno linee con angoli e curve”. Sembra, ha proseguito Parvizi, che “l’evoluzione abbia progettato questa regione del cervello per rilevare stimoli visivi, come linee che si intersecano a vari angoli. Il tipo di intersezioni a cui una scimmia deve dare un senso rapidamente quando oscilla da un ramo all’altro in una giungla fitta”. 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Alzheimer e Parkinson, “Il cioccolato frena lo sviluppo delle malattie”

prev
Articolo Successivo

Staminali, Nature: “No a malati come cavie. Italia ascolti monito”

next