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A Taranto non si possono seppellire i morti al cimitero del quartiere Tamburi (vicino all’Ilva). Infatti il terreno è troppo inquinato. Ne ha dato informazione il Tg di Studio 100, una tv locale, alle ore 14 del 6 aprile.  Le salme – ha spiegato l’emittente televisiva locale – rimangono nelle celle frigorifere e i parenti devono pagare il “parcheggio” dei loro cari perché smuovere il terreno è troppo pericoloso. E’ contaminato da diossine, policlorobifenili, piombo, idrocarburi policiclici aromatici e altre sostanze cancerogene e neurotossiche. Dopo la notizia, Marco è intervenuto sulla mia pagina Facebook: “Dobbiamo fare attenzione a non morire”.

Mentre scrivo, fervono i preparativi della manifestazione del 7 aprile a Taranto. La città scenderà in piazza contro gli inquinatori e per cancellare la legge 231/2012 (comunemente nota come ‘Salva-Ilva’).

La diretta dell’evento si potrà seguire tramite web sul sito. Molte le adesioni alla manifestazione: Ancona, Asti, Avellino, Bari, Benevento, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta,  Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Duisburg, Ferrara, Firenze, Foggia, Frosinone, Genova, Gorizia, Imperia, Lecce, Londra, Lucca, Matera, Messina, Milano, Napoli, Novara, Palermo, Padova, Parma, Perugia, Pesaro, Pescara, Pordenone, Potenza, Ravenna, Roma, Reggio Emilia, Savona, Siracusa, Stoccolma, Torino, Treviso, Trieste,  Udine, Venezia, Verona.

La manifestazione è promossa dal Comitato corteo 7 aprile e parte alle 10.30 dal piazzale Arsenale di Taranto (via Di Palma). Tutte le informazioni sono su sito di “Taranto7aprile”.

Sul sito è presente l’appello per cancellare la legge 231/2012 che ha un impatto non solo su Taranto ma anche su altre città contaminate giacché toglie alla magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti definiti di “interesse strategico”. La manifestazione del 7 aprile ha l’obiettivo di abolire questa legge perché è una “ciambella di salvataggio” per tutte le industrie inquinanti. 

La manifestazione di Taranto del 7 aprile sarà seguita da un sit-in a Roma il 9 aprile in concomitanza con il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge 231/2012, nota a molti come “Salva-Ilva”. Questa legge, a dispetto del nome, riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti di interesse strategico nazionale e toglie alle procure italiane la possibilità di compiere sequestri degli impianti inquinanti lì dove è necessario tutelare la salute e la vita dei cittadini e dei lavoratori esposti. Il Gip Patrizia Todisco, del Tribunale di Taranto, ha evidenziato 17 vizi di costituzionalità in tale legge. E’ in gioco non solo per la tutela della salute dei tarantini ma di quegli italiani esposti alle emissioni di impianti con emissioni cancerogene, genotossiche e neurotossiche, in quanto la legge 231/2012 toglie la tutela ultima costituita dai poteri di sequestro della magistratura quando i decisori politici falliscono o sono conniventi con gli inquinatori.

E’ in gioco la stessa Carta Costituzionale, in quanto la legge 231/2012 toglie autonomia alla magistratura quando è tenuta a intervenire in situazioni di pericolo acclarato.

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