Dopo la riduzione degli stipendi dei presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, la ‘spending review parlamentare’ colpisce anche l‘Ufficio di presidenza della Camera.

Un taglio netto, da 8,5 milioni di euro. Il totale è calcolato su base annua e comprende una parte, 5,5 milioni, che arrivano dalla riduzione delle spese dei 70 deputati titolari di carica e 3 milioni che dovrebbero derivare dalla riduzione del contributo unico ai gruppi. I 5, 5 milioni saranno così distribuiti: un taglio del 25 per cento delle spese per il personale di segreteria, per un totale di 4,3 milioni di euro, un milione dal taglio delle indennità dei titolari di carica 250mila euro dal dimezzamento del fondo generale di rappresentanza. Stop anche ai fondi di rappresentanza dei singoli. Le modalità con cui si taglierà il contributo unico ai gruppi verranno discusse giovedì prossimo. 

“Tagliato all’unanimità il 30 per cento delle indennità di carica dell’ufficio presidenza della Camera dei deputati (che si aggiunge al -10 per cento del 2012)”, ha annunciato, con  un tweet, il segretario di presidenza di Montecitorio, il leghista Davide Caparini.  Un secondo tweet ha reso noto che è stato “eliminato all’unanimità anche il rimborso delle spese telefoniche per i titolari di cariche nell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati”. 

Il provvedimento è piaciuto al vicepresidente della Camera, Marina Sereni (Pd), che l’ha definito “un segno concreto di buona amministrazione e di buona politica”. Si poteva fare di più, invece, per il Movimento 5 Stelle. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, avrebbe preferito tagli più drastici sul fronte delle indennità senza toccare il personale. Bisogna insistere, secondo il M5S, sulla necessitò di tagliare gli stipendi di tutti i deputati, portando la busta paga a 5 mila euro lordi al mese.

Conferma dei tagli arriva anche da un cinguettìo di Laura Boldrini. E in un tweet il presidente della Camera scrive: “Dal mio insediamento alla Camera sono stati tagliati 500mila euro al giorno”. 

Il 19 marzo scorso i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, avevano dato il via ai tagli, rendendo noto di aver diminuito il proprio stipendio del 30%.

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