Come si può chiedere al tacchino di prepararsi per il giorno del ringraziamento? In questa crozzata si racchiude il dramma politico italiano di questi giorni. Si fa spesso il paragone con l’esito elettorale del 2006 senza considerare due fattori. Il primo: c’era Prodi; il secondo, quello più determinante, l’arresto di Provenzano comunicato la mattina dell’11 aprile prima della conferenza stampa ufficiale a Piazza Santi Apostoli (evento simbolico non da poco). Inoltre vi era un senatore in più, Pallaro che aveva dichiarato al Corriere della Sera che avrebbe votato con il governo vincente qualunque fosse stato l’esito elettorale.

Oggi la situazione è completamente diversa dal 2006 con l’unica costante delle promesse vacue di Berlusconi, nel 2006 furono l’abolizione dell’Ici e del bollo ai motorini (quest’ultima mai mantenuta), oggi la restituzione dell’Imu, il condono tombale e l’impignorabilità della casa (immantenibili). Ma dall’altra parte c’è un altro mondo che deve misurarsi con il mondo reale dell’opinione pubblica che si è espressa chiaramente: tagli alla casta, ai partiti, no Tav, eliminazione delle province, eliminazione finanziamento pubblico dei partiti, nuova legge elettorale. I tacchini in questo caso sono due: Bersani, se passassero tutti i punti elencati e Grillo, se passasse una legge elettorale con le preferenze, i collegi o con il doppio turno. Il tempo gioca un ruolo fondamentale per tutti i protagonisti, tant’è che il cavaliere si è rifugiato in ospedale per non diventare il terzo tacchino.

In questi casi il rito democratico delle nostre istituzioni non prevede soluzioni, se non quelle del ritorno alle urne per rimettere i tacchini nelle mani dell’opinione pubblica e del popolo sovrano. E credo sia forte la tentazione nel Pd di eleggersi un nuovo Presidente della Repubblica e sperare che il tempo porti a rivelazioni eclatanti su Grillo per rendere proficuo lo scouting accennato in campagna elettorale. Ma sarebbe fare la festa del ringraziamento con la porchetta invece che con il tacchino.

Intanto, mentre il centrodestra scalda le piazze per agitarle contro la magistratura, (l’effetto Balotelli si è concluso), i 5 stelle s’incippano sottopelle marciando sul Parlamento scortati dai cittadini, (poi decidono di annullare tutto). Bisognerà spiegare loro che è impossibile trasformare i lavori in commissione in meet up e che i question time via chat o le mozioni twittate non sono stenografabili.

Certo le Gazzette ufficiali possono essere online, ma il Presidente della Repubblica non può avere la firma digitale ed inviare alle Camere un decreto legge con la Pec. Insomma la nostra democrazia costituzionale e parlamentare ha riti lenti e dissonanti rispetto ai tempi della comunicazione classica, figuriamoci quale è lo scarto con il timing della rete! Con il mercato poi non ne parliamo: è come il tuono in un temporale a 100 chilometri di distanza: vedi il lampo e poi lo senti quando te ne sei scordato. In questi casi, visti anche i tacchini a disposizione la cosa migliore sarebbe eliminare la festa, ringraziare gli ospiti con una scusa e rinchiudersi in responsabile silenzio.

Ma non si può, anche perché nella casa dei vicini invece il tacchino ci sarà, cotto a puntino, prima della primavera e sarà annunciato con una bella fumata bianca, a dimostrazione che un rito ancorché millenario, alla fine arriva sempre ad una soluzione. Noi cittadini possiamo fare solo una cosa: pagare le tasse e votare bene. E questa volta sembra proprio che abbiamo fatto queste cose alla perfezione: perché oggi la politica per la festa del ringraziamento può fare solo una cosa : la cosa giusta, ovvero, rispettare la volontà del popolo, fare le cose elencate sopra, in tutta fretta senza se e senza ma. Al popolo non interessa il nome di chi le farà, ma solo che si facciano in pochissimi giorni proprio con la velocità della luce, come hanno fatto la riforma delle pensioni o il prelievo dell’Imu. Allora i polli eravamo noi cittadini e non ci hanno pensato a lungo prima di arrostirci.

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