Il signor Istituto Piepoli, esegeta di precipitazioni elettorali e cicloni democratici, se la cava sempre con un assioma: il sondaggista fotografa, non prevede. Spesso la polaroid di Nicola Piepoli – abituato a compulsare un campione di luddisti che usano il telefono fisso e non il cellulare – scatta immagini sfocate. Però il raffinato Piepoli, che non di rado va in visita a Parigi per approfondire le ricerche ultrasoniche, è un uomo che va perdonato: con l’espressione bonaria e il viso rubicondo non può attirare antipatie.

Nemmeno se svirgola di dieci punti percentuali, devìa le trasmissioni Rai, proprio il giorno di spogli e ansie. Questi benedetti instant poll non sono attendibili, mica è colpa sua. Piepoli ci inciampa sempre, poi si corregge, chiede scusa e va dritto per la sua strada non asfaltata. Quella costellata di sondaggisti che ci raccontano la politica come i bigliettini cinesi nei biscotti: non avere paura del buio se hai una lampada sul comodino. Piepoli ha sottostimato il Movimento Cinque Stelle e, bontà sua, senza ammettere l’errore ci ha illuminato: “Sembrava che la massima espansione di un nuovo partito non potesse superare il 20 per cento”. Ah, sembrava. Ora siamo più sereni.

Viale Mazzini spende bene i soldi pubblici per ottenere in cambio queste sensazioni umanamente comprensibili. Durante il silenzio elettorale, però, il professor Piepoli, scrutando forse le viscere di un uccello, sentenziava: “Secondo me Bersani è al primo posto, anche al Senato. Il Pd è il partito più organizzato e l’unico ad avere una classe dirigente”. Neppure la moglie di Bersani sarà stata così generosa con il segretario. Ma Piepoli non procede per istinto, non tira i dadi, non gioca a risiko, non spara cifre a casa, non è vittima di lotto e superenalotto, poteva finanche argomentare. E purtroppo l’ha fatto: “È quasi immobile, ma gli altri perdono quota. È come se io rimango a 4 mila metri mentre il mio concorrente, che era a 3.800, scende a 3.600. Io guadagno quota su di lui pur rimanendo sullo stesso livello”. Prego, signor Istituto Piepoli, rimanga pure lassù.

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