Barack Obama ribadisce l’impegno a eliminare la moneta da un centesimo, sempre più criticata perché costosissima da produrre e praticamente inutilizzata. “Non so perché il Tesoro continui produrre i penny“, ha detto il presidente americano nel corso di uno degli incontri virtuali sul social network Google Plus organizzati per discutere i punti della sua agenda. Ma la piccola moneta continua a essere stampata, nonostante l’anno scorso anche il Canada abbia annunciato che la Zecca Reale canadese ne interromperà la produzione.

E mentre si fa sempre più forte il coro guidato da Obama contro il centesimo, che è composto al 97,5 per cento da zinco e costa 2,4 centesimi, le lobby spendono sempre di più per stringere i rapporti con Washington e influenzare le decisioni del Congresso. Jarden Zinc, il fornitore principale di zinco per la zecca americana, ha speso 340mila dollari nel 2012 in attività di lobby, oltre il doppio rispetto ai 140mila investiti nel 2011. Una spesa più che giustificata, considerando che ha incassato 48 milioni di dollari nel 2011 grazie a contratti federali per la stampa del penny.

Jarden Zinc, tuttavia, non è l’unica impresa impegnata a difendere il business della piccola moneta. Anche Pmx Industries e Dillon Gage, che forniscono metalli per monete di diverso taglio, continuano a staccare ogni anno assegni consistenti per pagare i migliori lobbisti in circolazione. “I penny andrebbero certamente eliminati”, ha avvertito Obama rispondendo alla domanda di un utente all’incontro virtuale, “servirebbe una legge”. Il presidente americano ha però alleggerito i toni rispetto agli attacchi precedenti alla monetina.

Mentre nel 2008, quando non aveva ancora conquistato la Casa Bianca, aveva annunciato l’intenzione di “scoprire chi sta facendo lobby per tenere in circolazione la moneta da un centesimo”, questa volta Obama ha giustificato i ritardi nell’eliminazione del penny spiegando che “è una di quelle cose a cui le persone sono attaccate emotivamente. Francamente – ha concluso – con le grandi questioni che ci sono in ballo, non siamo in grado di occuparcene”.

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