Circa 600 palestinesi hanno perso la vita in Siria dall’inizio della crisi, nel marzo 2011. Le ultime vittime sono morte a causa dei bombardamenti aerei dell’aviazione siriana su Yarmuk, campo profughi palestinese a Damasco– un agglomerato di palazzi e prefabbricati grigi che visitai nel 2009. Difficile che queste vittime palestinesi trovino spazio nelle pagine esteri dei giornali, che per loro vengano preparate flotte di navi e che ci si mobiliti nelle piazze. Due pesi e due misure, per tutto. Noi arabi ci siamo abituati. Questa volta, quando il leader che massacra i palestinesi è arabo, tutto è differente, per uno strano gioco del destino (e ideologico). Ieri, Abu Mazen ha sentito (finalmente) il lamento del suo popolo in Siria e ha chiesto alle Nazione Unite di aiutare le migliaia di sfollati palestinesi a mettersi al sicuro nei Territori. Oggi penso a Mahmoud Darwish e mi ricordo questa sua poesia:

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

(Pensa agli altri, Mahmoud Darwish)

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