Nel giorno in cui esplode nelle piazze di Roma e di Atene, di Madrid e di Lisbona la frustrazione dei cittadini per le politiche del rigore attuate dall’Ue contro la crisi, deflagra anche il litigio fra le istituzioni europee e i governi dei 27 sul bilancio dell’Unione: non c’è accordo su come chiudere il 2012 e su come affrontare il 2013; e non c’è accordo neppure sul quadro finanziario 2014-2020.   

Su questo sfondo, le prospettive del Consiglio europeo straordinario del 22 e 23 novembre, voluto proprio per fissare i limiti di spesa dell’Unione, appaiono burrascose. Ieri, il presidente del Vertice, il belga Hernan Van Rompuy, ha presentato una bozza di compromesso che l’Italia e altri Paesi giudicano “un passo indietro”: “Invece di avvicinare le posizioni, questo testo le allontana”, dice il rappresentante dell’Italia presso l’Ue, l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, diplomatico abile ed esperto.   

La Commissione europea aveva fatto le sue proposte, il Parlamento europeo le aveva ritoccate, ma sostanzialmente avallate. Il Consiglio vuole ora tagliare, e di brutto: una dinamica rituale nell’Ue, che si ripete ogni anno. Ma la crisi e il fatto che la trattativa riguardi il medio periodo rendono le posizioni meno flessibili. Rispetto ai 1.091,5 miliardi di euro proposti dalla Commissione europea per il periodo 2014-2020, la bozza Van Rompuy prevede un taglio di quasi 81 miliardi di euro, l’8 per cento circa. La presidenza di turno cipriota del Consiglio dell’Ue aveva, invece, suggerito tagli per 50 miliardi. Nell’ipotesi Van Rompuy, i settori più colpiti sono i fondi strutturali (- 29,5 miliardi) e l’agricoltura (- 24,5 miliardi, che si sommano alle penalizzazioni già previste inizialmente).   

La trattativa è difficile perché le posizioni negoziali sono intrecciate, com’era già emerso, martedì, nell’incontro a Roma tra i premier italiano Mario Monti e britannico David Cameron: tutti e due leader di Paesi contribuenti netti al bilancio comunitario e tutti e due attenti al rigore. Ma l’Italia pensa che la spesa europea sia un volano della crescita, mentre la Gran Bretagna la considera uno sperpero o giù di lì.   

Difficile conciliare ragioni e interessi di ‘amici della coesione’ e di ‘amici del better spending’, o di contribuenti netti – oltre a Gran Bretagna e Italia, Germania e Francia, ovviamente, e i Paesi più ricchi dell’Unione –e beneficiari netti, fra cui la Grecia e gli ‘ultimi arrivati’ del-l’Europa centrale. La bozza Van Rompuy mantiene, quando non corregge al rialzo, le ‘correzioni’, cioè gli sconti ai contributi netti, di cui godono Gran Bretagna, Germania, Svezia e Olanda. Nelli Feroci stima che “le condizioni per un accordo al Vertice invece di avvicinarsi si allontanano”. Al consulto fra i leader, si arriverà senza avere chiuso i capitoli degli aggiustamenti al bilancio 2012 – una manovrina da 9 miliardi di euro, senza la quale manca pure copertura al programma Erasmus – e del bilancio 2013, dove il Parlamento tenta un braccio di ferro col Consiglio. I negoziati sono formalmente separati, ma si condizionano l’un l’altro.   

Sul medio periodo, l’Italia rischia di perderci, con la bozza Van Rompuy, soprattutto fondi a favore delle regioni più povere e per l’agricoltura, con un danno qui stimato a 4,5 miliardi di euro.

Il Fatto Quotidiano, 15 Novembre 2012

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