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Lo Zeman che non ci crede

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Era una gara spartiacque, per il calcio romano. E ha emesso le sue sentenze. Nonostante il diluvio che lo ha flagellato, il derby della capitale è stata gara da emozioni forti e verità abbastanza chiare.

La prima è che la Lazio di Pektovic, pragmatico che corregge dove ha sbagliato, ha dato ordine e personalità a una squadra che ha un buon livello medio, un ottimo giocatore (Hernanes) e un fuoriclasse da manuale del pallone (Klose). La seconda è che la Roma di Zeman ha imparato qualche passaggio della lezione del boemo, ma che a ripeterla tutta proprio non è capace. Perché? Primo, perché qualche studente forse ha sbagliato corso di studi. Gli errori marchiani di Goicoechea e Piris, su cui la Lazio ha costruito la vittoria, fanno sospettare che a Trigoria abbiano sbagliato (di nuovo) parecchi acquisti. Poi, certo, c’è l’espulsione di De Rossi, veterano ormai disorientato. Ma ora, e può essere anche doloroso scriverlo, va detto che l’insegnante ci sta mettendo molto del suo.

Zeman sta sbagliando tanto. E il suo primo errore è quello di non credere in se stesso, nella propria utopia. Ha troppi dubbi, lo Zeman che prima definisce Tachtsidis centrale ottimo per il suo gioco, e poi lo toglie per due volte di fila, preferendogli proprio quel De Rossi che non vede (l’ha detto, e lo sanno tutti) come perno in mezzo al campo. Non è fedele al suo spartito, l’allenatore che accetta la cessione di Borini (il prototipo dell’esterno d’attacco zemaniano) e benedice l’arrivo di Destro: eccellente prima punta, ma ad occhio non adattabile come esterno.

Lo Zeman che ieri sera discettava di campo bagnato e black-out, per giustificare una sconfitta pesante, sembra il primo a vacillare, a cercare alibi per un progetto che non decolla. Qualcosa si è visto: le vittorie a Milano e Genova, squarci nelle gare contro Bologna e Palermo. Ma troppo è ancora nei sogni, nonostante un organico comunque di livello medio-alto. La Roma non sembra crederci, fino in fondo. Perché forse non ci crede abbastanza neanche Zeman. Proprio lui, l’uomo che è sempre andato dritto.

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