La norma “anti-Gabanelli” non ci sarà. Nel nuovo testo sulla diffamazione quello sciagurato emendamento del senatore Pdl Caliendo che avrebbe di fatto impedito ai giornalisti di inchiesta di fare serenamente il loro lavoro è stato ritirato. E’ una buona notizia e pensiamo sia anche grazie alla sensibilità delle migliaia di cittadini (ad oggi siamo oltre 15mila) che hanno firmato l’appello di Articolo21 con il prezioso sostegno di alcuni quotidiani (fra tutti “il Fatto Quotidiano”) e organizzazioni (a partire dal “Popolo Viola”).

Sparisce quindi “l’Ammazza Gabanelli” e anche il carcere per i giornalisti. Tutto bene quindi? Neanche un po’. Due valutazioni:

– Il testo fissa pene pecuniarie fino a 100mila euro. Con questa norma i cronisti, in particolare quelli di frontiera e di periferia (che sono i più esposti e meno tutelati) e che indagano sulle mafie e sulle consorterie di ogni natura e colore, per paura di incorrere in sanzioni così violente finiranno per non scrivere più.

– Doveva essere rafforzato (e così non è stato) l’uso della rettifica, secondo i termini previsti dalla legge e istituito un organismo ad hoc (l’Fnsi ha proposto il ‘Giurì per la lealtà dell’informazione) a garanzia della dignità dei cittadini violata da errori e orrori di stampa e che in 48 -72 ore dia corso alla pubblicazione.

Una legge non equilibrata pertanto. Che non tutela l’informazione ma al contrario la impoverisce e ne limita la libertà e che non protegge i cittadini quando vengono lesi nella loro dignità personale. Bocciata.

Twitter: @s_corradino

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