Dietrofront della famiglia Malacalza, con Davide che a tre giorni dalla pubblicazione sul sito Indymedia del carteggio riservato con  Marco Tronchetti Provera, nelle sue vesti di presidente del consiglio di amministrazione di Prelios, la ex Pirelli Re, ha deplorato “le ulteriori pubblicazioni di corrispondenza contraffatta che lo riguarda quale amministratore di Prelios S.p.A., carica dalla quale ha rassegnato le dimissioni in data 11 ottobre scorso”, come recita una nota diffusa in serata. Stessa linea per il padre Vittorio che in una diversa comunicazione sempre in relazione ai documenti riservati pubblicati da Indymedia, nota “per l’ennesima volta che sono stati artatamente modificati e falsificati per poi essere pubblicati e strumentalizzati con fini del tutto estranei alla mia persona, alla mia famiglia, alla nostra società”.

Comunicazione quanto meno curiosa, dal momento che la famiglia Malacalza interpellata sabato dal Fattoquotidiano.it per mezzo dei suoi portavoce proprio a proposito dei documenti pubblicati da Indymedia, nel corso di una telefonata durata 11 minuti non ne ha smentito il contenuto, neanche dopo essersi presa il tempo di esaminarlo. 

Non così oggi, quando l’imprenditore accorso tre anni fa in soccorso di Tronchetti Provera affiancandolo nelle finanziarie che stanno in cima alla catena di controllo di Pirelli e Prelios, Gpi e Camfin, salvo poi, durante la scorsa estate, arrivare a un duro scontro sulle modalità di gestione del debito venuto alla luce proprio in seguito alla pubblicazione di un altro carteggio riservato sempre su Indymedia, ha tenuto a sottolineare che “in questa vicenda noi siamo persone offese da gravi condotte perpetrate anche a nostro danno per cui, da subito, abbiamo dato mandato ai legali di predisporre una nuova denuncia querela da depositare presso la competente Procura della Repubblica, ulteriore rispetto a quelle già depositate in data 22 agosto e 13 settembre 2012″. Sulla stessa scia il figlio Davide, che “ha già dato mandato ai propri legali di avviare ogni opportuna iniziativa ulteriore rispetto a quelle già avviate”.

A provocare la reazione, potrebbe essere stata la dura nota con la quale Camfin, la holding che controlla Pirelli,  nel pomeriggio ha contestato il contenuto dei documenti. In dettaglio, la finanziaria sostiene che la dichiarazione a verbale di Vittorio Malacalza pubblicata da Indymedia è in realtà diversa da quella effettivamente presentata dallo stesso nella riunione del 10-11 ottobre. Quanto al contenuto della stessa dichiarazione, Camfin rileva che Malacalza si è rifiutato di mettere a disposizione del consiglio il “parere tecnico” da lui menzionato e favorevole a un aumento di capitale invece che all’emissione di nuovo debito sotto forma di obbligazioni convertibili per rimborsare le banche creditrici entro fine anno.

“Non si può considerare un parere tecnico – ha precisato la finanziaria – la lettera di Ubs menzionata, un documento di sole due pagine in cui si precisa che è rilasciata esclusivamente a beneficio di Malacalza”. Precisato che poi che l’imprenditore “genovese” per il momento non ha presentato esposti in Procura, Camfin afferma infine di aver trasmesso oggi alla Consob i verbali delle riunioni dei consigli di amministrazione del 10 e 29 agosto, impugnate da Malacalza in Tribunale. La holding, conclude la nota, ha dato mandato ai propri legali di  “valutare la situazione e avviare in ogni sede tutte le opportune iniziative a tutela della società e della riservatezza della documentazione societaria”.

Dal canto suo l’imprenditore genovese conferma la sua “posizione favorevole all’aumento di capitale” e le sue dichiarazioni rilasciate nel corso dei consigli di amministrazione di Camfin del 10 agosto e del 10/11 ottobre 2012. In particolare secondo Vittorio Malacalza la ricapitalizzazione “era oggetto di uno specifico impegno di Camfin s.p.a. nei confronti delle banche finanziatrici ed era sostenuto da una “Highly Confident Letter” di UBS”, nonché da un impegno di Malacalza Investimenti a sottoscrivere la propria quota, a finanziare la sottoscrizione da parte di Gruppo Partecipazioni Industriali (la controllante di Camfin) e a sottoscrivere l’eventuale ulteriore inoptato. “Tale proposta, su indicazione del Presidente (Tronchetti Provera, ndr), è stata volutamente ignorata dal Consiglio di Camfin che il 10 agosto ha ritenuto di non doverla discutere o commentare”.

Malacalza, poi, smentisce di non aver messo a disposizione del cda il parere tecnico “di oltre 70 pagine” che contesta quello di Banca Leonardo favorevole invece all’emissione del bond e che è stato riassunto “nell’atto di citazione trasmesso ai Consiglieri di Camfin la sera del 9 ottobre. Non ho mai rifiutato di mettere a disposizione di Camfin tale parere della cui esistenza Camfin e il suo Presidente, al momento del Consiglio dell’11 ottobre, erano a conoscenza da oltre due giorni senza aver sentito l’esigenza di richiederne copia. Non avendone, a mia volta, la disponibilità materiale in sede di Consiglio, non ho potuto aderire all’eccentrica richiesta del Presidente di riassumerne il contenuto o di fornirne immediatamente copia. Contestualmente ho dichiarato peraltro che quest’ultima sarebbe stata resa disponibile ai sensi di legge in occasione dell’iscrizione a ruolo”.

In merito poi alle dichiarazioni di Camfin che portano il successo dell’emissione obbligazionaria lanciata venerdì 12 tra le argomentazioni a favore della soluzione scelta, secondo Malacalza “dimostra unicamente come le relative condizioni fossero particolarmente favorevoli agli investitori, con parallelo incremento del debito a carico di Camfin”. Del tutto “inattendibile, infine, appare l’appello alla riservatezza da parte di chi non esita a diffondere notizie non sempre rispondenti al vero in merito all’andamento dei consigli di amministrazione della Società e in particolare in relazione alle mie dichiarazioni”, conclude.

Spetterà alla Commissione di vigilanza dei mercati finanziari, che vigila sulle vicende che da agosto riverberano sulle due società quotate a Piazza Affari (oggi Camfin ha perso il 4,3% e Pirelli lo 0,8%) ed eventualmente al Tribunale mettere in ordine le date, far collimare le dichiarazioni delle parti che in più punti sono completamente discordanti e rendono difficile fare la cronaca di questo scontro.

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