L’associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre (Cgia) ha pubblicato i dati degli aumenti delle tariffe nell’ultimo decennio. Citiamo solo qui due numeri tra i molti: ferrovie + 53,2%, acqua 69,8%. Questa associazione ha una buona notorietà, ma a volte dà i numeri. Non che i numeri che dà siano tecnicamente sbagliati, ma confonde tra di loro dati che non c’entrano affatto. Il primo errore è che confonde i costi (= quanti soldi occorrono per produrre qualcosa), con i prezzi (= a quanto si vuole vendere quella cosa agli utenti), sostenendo che, siccome sono cresciuti molti prezzi dei servizi pubblici per le famiglie italiane, e molti di questi servizi sarebbero stati liberalizzati, le liberalizzazioni sarebbero fallite. Ma fa di peggio: ritiene liberalizzati servizi che non lo sono affatto (se non nelle parole dei monopolisti, che figurarsi se mai ammettono di essere monopolisti…). La Cgia, e ormai quasi solo lei, sembra credergli.

Di liberalizzato in Italia c’è solo una buona parte della telefonia, e qualche aspetto dell’energia elettrica e del gas. Tutti gli altri servizi sono monopoli, molti pubblici (ferrovie, acqua, trasporti urbani, raccolta rifiuti). Uno solo è privato (le autostrade), ma con le tariffe decise dallo Stato. Un settore del tutto privato incluso nell’analisi della Cgia è quello della benzina, che non è certo un servizio pubblico, anche se è enormemente tassato.

I prezzi di molti di questi servizi (che è l’aspetto che interessa i consumatori) sono determinati da scelte pubbliche, indipendentemente dai costi di produzione: tutti quelli elencati prima, escluso telefonia, benzina, e in parte energia elettrica e gas (per questi due c’è comunque un regolatore pubblico).

I prezzi della telefonia (privata e liberalizzata) sono diminuiti molto. Quelli del gas e dell’elettricità sono aumentati, perché, ovviamente, dipendono dal prezzo del petrolio. Il prezzo della benzina è aumentato molto sia per il petrolio che per le tasse esorbitanti, che sono aumentate.

Tutti gli altri servizi (ferrovie, acqua, trasporti urbani, raccolta rifiuti) sono sussidiati dallo Stato, cioè da noi con le nostre tasse, e l’aumento dei prezzi significa solo che sono diminuiti in parte i sussidi, perché lo stato italiano rischia la bancarotta.

Le tariffe delle autostrade sono aumentate perché lo stato ha voluto che anche gli investimenti fossero pagati dagli utenti, al contrario di quelli ferroviari (poi certo è stato di manica larga con i concessionari autostradali…..ma chi se ne frega degli automobilisti? Quelli pagano tutto senza protestare).

Certo, per i servizi pubblici prima citati, compreso elettricità e gas, si poteva decidere di non alzare le tariffe (o di abbassare le tasse, nel caso della benzina). Ma ci sarebbero voluti più sussidi pubblici: da dove si prendono i soldi? Dalla cassa integrazione? Da scuole e medicinali? Dalle pensioni? Dagli aerei da caccia? Dai ricchi evasori? Sono tutte scelte legittime, ma, come sopra si è detto, non si possono confondere i costi (= quanti soldi occorrono per produrre qualcosa), con i prezzi (= a quanto si vuole vendere quella cosa agli utenti).

Le (quasi inesistenti) liberalizzazioni dei servizi pubblici riguardano solo i costi di produzione, non i prezzi. Solo nella telefonia costi e prezzi non sono molto condizionati da scelte pubbliche, e qui le tariffe sono diminuite, e molto. Siamo quasi in una situazione di vero libero mercato, con poche tasse e zero sussidi.

Concludiamo con il caso acqua, come esempio: se si liberalizzasse il settore, cioè si mettesse in gara la produzione del servizio, i costi o rimarrebbero uguali (se vince il gestore pubblico che c’è adesso) o diminuirebbero (per qualche anno, prima della gara successiva, ci sarebbe il gestore privato o pubblico che ha vinto la gara). Ma le tariffe le deciderebbe comunque l’ente pubblico che ha indetto la gara. Vuol dare l’acqua gratis ai cittadini? Se ha i soldi e ritiene questo servizio prioritario, liberissimo. Vuole invece offrire trasporti pubblici gratis o quasi? Liberissimo di nuovo, non sussidierà l’acqua, che costerà agli utenti come nel resto d’Europa.

Mescolare queste cose, così diverse tra loro, non giova al dibattito politico e all’informazione dei cittadini, soprattutto se si descrive come liberalizzato ciò che non lo è affatto, se non nelle dichiarazioni interessate dei monopolisti, ai quali certo questa confusione giova molto.

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