Almeno 15 persone, arrivate per protestare con il tricolore, hanno contestato il leader della Lega Umberto Bossi al suo arrivo a Marcallo con Casone (in provincia di Milano), dov’è stato inaugurato viale Padania. “Vergogna, vergogna” hanno scandito i manifestanti che lo attendevano fuori da un bar con striscioni per dire che “La Padania non esiste”, mentre militanti leghisti dall’altra parte gli urlavano “Bossi, Bossi”. Il leader della Lega non ha risposto, limitandosi a bisbigliare “disgraziati” a chi gli stava attorno.

“L’Italia la vogliono solo i pochi rimasti: non c’è speranza per i tricoloristi, che perdono tempo, perché vengono forze potentissime che non vogliono l’Italia ma la Padania” ha commentato poi Bossi. Nonostante il messaggio politico, Bossi non ha voluto polemizzare direttamente con la ventina di persone che gli sventolava di fronte il tricolore. “Non è tempo di guerra fra tricoloristi e Padania – ha aggiunto – ma in questo momento a noi interessa stare su cose concrete, perchè la gente non arriva a fine mese”. Il Senatur ha invitato a firmare le leggi di iniziativa popolare promosse dal Carroccio e ha concluso il suo breve comizio mandando “un abbraccio fraterno” a tutti, anche a quelli “che manifestano con il tricolore”.

Bossi ha raccontato anche un aneddoto legato al presidente del Consiglio: “Un po’ ditempo fa Monti mi telefona e mi dice: ‘Una domenica ci vediamo davanti alla chiesa del Sacro Monte a Varese con le nostre famiglie’. Io gli ho risposto: ‘E magari c’è anche la Rai, così si vede che anche la Lega è con lei…”. Naturalmente Bossi ha raccontato di aver detto di no: “Siamo in formazioni opposte, non sono mica Berlusconi io: un avversario è un avversario”.

Infine Bossi ha spiegato l’obiettivo di una delle leggi di iniziativa popolare per le quali il partito sta avviando una raccolta firme: “Bisognaspacchettare le banche, quelle che speculano e quelle che investono e che danno soldi alle imprese, per questo è necessario firmare”.

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