Trayvon Martin aveva 17 anni. E’ stato ucciso da un vigilante di quartiere che, vedendolo con il cappuccio alzato, lo ha scambiato per un possibile criminale. Trayvon stava solo andandosi a comprare delle caramelle. Forse aveva una camminata da duro. O forse no. Di certo non ha minacciato nessuno. Non ha gridato, forse nemmeno parlato. Ma la sua passeggiata, la sua camminata e quel cappuccio erano sospetti. Tanto basta in Florida, e in altri 20 stati, per sparare. La ‘legittima difesa’ scatta anche se ci si sente solo minacciati. Anche si ha solo l’impressione di esserlo. La difesa da un sospetto diventa  legittima. E ciò rende legittimo il sospettare.

Il Presidente Obama ha detto: “quel ragazzo poteva essere mio figlio”. Già, il figlio del Presidente. Ma anche un figlio dell’America. E perché l’America dovrebbe uccidere un suo figlio? Perché il semplice camminare con il cappuccio alzato può procurarti una pallottola?

Forse perché Trayvon aveva la pelle scura. Forse perché cappuccio alzato più pelle scura possono bastare a far sentir qualcun altro sotto minaccia. Forse perché “l’uomo nero che ti tiene un anno intero” è esso stesso una minaccia. Forse perché “razzista io?” è una favola anche quella. Forse perché tutte le volte che guardiamo senza guardare “l’uomo nero”, il “marocchino”, “il negro”, l’ “extra-comunitario”, “quello li”, “quelli lì”, ci sentiamo minacciati anche noi. Da loro. Da quelli che non sono come noi. Da quelli che prima di essere persone, sono ‘gli altri’, sono ‘loro’.

E allora chi ha ucciso, chi uccide un poco, ogni giorno, il figlio di Obama?

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