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Siria, più di 9.000 vittime dall’inizio della rivolta. Oltre 3500 solo nella regione di Homs

A rivelarlo è il Centro di documentazione delle violazioni nel paese arabo. Almeno 700 morti durante i 27 giorni di assedio di Bab Amro. La giornalista Edith Bouvier, ferita durante il cannoneggiamento del 22 febbraio, racconta a Le Figaro: "Avevamo l'impressione sparassero direttamente sul palazzo della stampa"
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Proseguono gli scontri in Siria tra i soldati dell’esercito regolare, fedele a Bashar al-Assad, e i ribelli al regime. E continua a salire il numero delle vittime. Secondo il Centro di documentazione delle violazioni in Siria i morti accertati dall’inizio della rivolta, cominciata nel mese di febbraio del 2011, sono 9.026. Di questi, 7.205 sono civili e 1.799 sono militari, sia disertori che governativi. La regione più colpita è quella di Homs con 3.552 uccisi, segue poi quella di Hama con 1.178 e quella di Idlib con 1.171. La regione meno colpita dalla repressione e dal movimento di rivolta invece, è quella di Qunaytra, confinante con Israele.

Ed è di almeno 700 morti e migliaia di feriti il bilancio dell’assedio di Homs, durato 27 giorni e conclusosi l’1 marzo con la fuga delle truppe ribelli dal quartiere di Bab Amro. L’ong Human Rights Watch, ha invitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare una risoluzione in cui si chieda “lo stop immediato ai bombardamenti indiscriminati sulla città per permettere l’ingresso degli aiuti umanitari e il soccorso dei feriti”. Secondo il rapporto dell’ong che ha sede a New York, basato sulle testimonianze di giornalisti e residenti, “i bombardamenti nel quartiere ribelle di Bab Amro iniziavano all’alba e andavano avanti fino al tramonto, alcune volte anche di notte”.

Sotto quei bombardamenti si erano trovati i giornalisti Edith Bouvier e William Daniels. Il 22 febbraio la francese era rimasta ferita durante i cannoneggiamenti dell’esercito regolare contro la città. Riuscita ad uscire dal Paese l’1 marzo, oggi al quotidiano Le Figaro racconta quanto successo quella notte. ”Abbiamo avuto l’impressione che quelle bombe fossero dirette proprio contro di noi”, dice la Bouvier parlando dei colpi contro il palazzo della stampa e che hanno causato anche la morte di due suoi colleghi, Marie Colvin e Remi Ochlik. “Ci sono state almeno cinque esplosioni successive, molto vicine – ha proseguito la giornalista – e gli attivisti siriani che erano con noi, abituati a questi bombardamenti, hanno subito capito il pericolo. Ci hanno detto, bisogna andare via subito”. Marie Colvin e Rémi Ochlik sono stati i primi ad uscire, proprio quando una bomba è scoppiata davanti al centro stampa. “La deflagrazione – scrive Le Figaro – è stata terribile. Marie Colvin e Remi Ochlik si trovavano praticamente sul punto dell’impatto. Sono morti sul colpo”.

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