Solo una parte di Rimini reagisce sulla vicenda di Manlio Maggioli, il presidente della Camera di Commercio riminese (in sella dal 1994) indagato dalla Procura di Forlì per una maxi evasione da due milioni di euro. Se Maggioli, destinatario in questi giorni di un avviso di fine indagine da parte della Procura romagnola, ha “legalizzato” i due milioni depositati a San Marino ricorrendo allo scudo fiscale, a quanto pare in città in diversi non hanno gradito le frasi con cui il diretto interessato ha commentato la vicenda (“È roba vecchia, si tratta di un condono fatto nel 2009: lo hanno fatto in diversi e l’ho fatto anch’io per mettermi in regola”, ha detto il presidente camerale a caldo). Va detto che le prime reazioni sul territorio arrivano da sinistra, anche se non tutti chiedono le dimissioni a Maggioli. Il sindaco Andrea Gnassi e il presidente della Provincia Stefano Vitali, entrambi del Pd, ad esempio non aprono bocca. Tutto tace anche nella stessa Giunta della Camera di Commercio, quanto mai schierata con Maggioli.

Allora pensa il segretario provinciale dei Democratici riminesi, Emma Petitti, a dire qualcosa: “Non è il momento del giustificazionismo. È il momento della responsabilità. In un momento storico come quello che stiamo attraversando, in cui i cittadini, i lavoratori e le imprese sono chiamati a compiere sacrifici e in cui chi ha di più deve necessariamente dare di più, rigore, correttezza ed equità non sono slogan. Sono principi fondamentali che- avvisa Petitti- devono tradursi in azioni coerenti da parte di tutti, ed in particolare da chi occupa posizioni di vertice” come Maggioli. Insomma, prosegue il numero uno del Pd, “soprattutto in questi momenti comportamenti e scelte non in linea con questi principi non possono essere liquidati in maniera superficiale come ‘la normalità’. La normalità sono le imprese sane, la maggioranza nel nostro territorio, che investono i capitali per superare la crisi ed hanno in molti casi difficoltà ad accedere al credito. Giustificare comportamenti scorretti è il più grande danno- è l’ultima stoccata- che possa essere fatto alla nostra economia e al nostro territorio”.

Venendo ai sindacati, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil evidenziano la “necessità di un passo indietro nell’interesse di tutti i soggetti rappresentati nell’ente camerale, senza il quale le organizzazioni sindacali riminesi ben difficilmente potranno considerare il dottor Maggioli come il Presidente di tutti”. Cgil, Cisl e Uil bocciano dunque la logica del “così fan tutti” rispetto allo scudo fiscale, “provvedimento, certo legittimo, rivolto dallo scorso governo a quanti hanno portato all’estero illegalmente i capitali fiscali sottraendoli al fisco”.

Attacca anche il capogruppo in Comune a Rimini per Sel-Fare Comune, Fabio Pazzaglia, che intravede “una costante perdita di credibilità da parte del Sig. Maggioli” e tuona: “Al di là del fatto che si tratti di una pratica legalizzata, rimane il giudizio politico estremamente negativo sull’inopportunità di un tale comportamento. Per di più solo pochi giorni fa il Sig. Maggioli ha deciso nello stupore generale di mettere in cassa integrazione a zero ore nove dipendenti della Sua azienda. E a distanza di pochi anni tutti ancora ricordano le Sue dichiarazioni tese a giustificare l’evasione fiscale: ‘Le piccole imprese sono costrette a evadere per sopravvivere’. Dopo quasi vent’anni (1994) pensiamo sia giunto il momento di cambiare il Presidente della Camera di Commercio di Rimini e puntare su una figura più coerente con una linea di netto contrasto all’evasione fiscale”.

Ironico il collega Prc-Pdci in Consiglio comunale, Savio Galvani: “I capitali scudati? Roba vecchia! Così fan tutti!? Sembrano le giustificazioni dei bambini colti con le dita nel vasetto della marmellata! I soci della Camera di Commercio condividono le responsabilità per queste logiche espresse e per questi fatti? Ma forse la questione non li ha nemmeno sfiorati”.

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