Igor Marini è dipinto dai giudici, che gli hanno dato dieci anni di galera, come un bugiardo patologico e compulsivo. Dopo anni di indagini, l’unico talento professionale che gli viene riconosciuto è la lettura della mano. L’onorevole Clemente Mastella ha autorevolmente testimoniato di averlo visto predire una prossima gravidanza a una donna convinta di essere sterile. Cosa puntualmente accaduta, e sembra l’unica cosa vera che il sedicente conte sia riuscito a dire in anni di traversie giudiziarie.

Stiamo parlando del caso Telekom Serbia. Marini è l’uomo che si inventò l’accusa a uomini politici del calibro di Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino di aver incassato ricche tangenti sull’acquisto da parte di Telecom Italia del 30 per cento di Telekom Serbia. Dalle sue accuse sono nate due inchieste giudiziarie e soprattutto una commissione parlamentare d’inchiesta le cui grottesche vicende sono sembrate a tratti un remake di Imputato alzatevi!, capolavoro comico di Erminio Macario (1939, regia di Mario Mattoli): indimenticabile il giorno del maggio 2003 in cui due deputati, due poliziotti e un magistrato vanno con il conte Marini in Svizzera a recuperare le prove della corruzione e vengono arrestati e interrogati dalla polizia elvetica che li accusa di “spionaggio economico”.

Nelle motivazioni appena pubblicate della sentenza con cui il 10 novembre scorso Marini ha subito una pesante condanna per calunnia, il giudice Rosanna Ianniello si dichiara incredula di fronte al fatto che un simile personaggio abbia avuto tanto credito. Se non fosse bastata l’incredibile fantasia con cui accusava Romano Prodi di aver aperto un conto in Svizzera talmente segreto da chiamarlo “Mortadella” (forse per non dimenticarselo), a rendere insensate le 52 falsità fabbricate dal conte Marini era l’aritmetica: è stata fatta una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare se veramente su un’operazione costata a Telecom Italia 893 milioni di marchi tedeschi fossero state pagate tangenti per 893 milioni di dollari (il dollaro valeva più del marco, quindi la tangente sarebbe stata, contrariamente a ogni legge della fisica superiore al prezzo pagato).

Del resto lo stesso difensore di Marini ha implicitamente ammesso la follia di tutta la vicenda chiedendo l’assoluzione del conte grazie all’articolo 49 del codice penale, che esclude la punibilità del reato in caso di “inidoneità dell’azione”: significa che uno può calunniare il prossimo in modo così idiota, cioè palesemente insensato, da non essere neppure punibile.

Il fatto è che i giudici hanno rigettato l’ipotesi della calunnia palesemente idiota. E come potevano del resto fare altrimenti, visto che sulle accuse di Marini e sui documenti falsi da lui sciorinati si è fatta anche una commissione parlamentare d’inchiesta e si è infiammata per anni la polemica sulla presunta corruzione di Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione europea?

E infatti il giudice Ianniello pone adesso un problema molto delicato. Due procure (Torino e Roma) e una commissione parlamentare d’inchiesta non hanno “fatto luce sulle ragioni per le quali una persona che, con le sue truffe e le piccole appropriazioni di denaro, aveva difficoltà a garantire a sè e alla moglie un’esistenza dignitosa e che era estranea ad ambienti istituzionali”, abbia combinato tutto quel pasticcio. “È parso evidente”, argomenta il giudice, “che il Marini non abbia agito da solo e che egli non sia l’artefice unico di questa grande menzogna ma solo l’interprete di una trama ordita da altri (…) I mandanti del Marini sono però rimasti nell’ombra”. È curioso che adesso nessuno si preoccupi di cercare i mandanti, anche se tanta apparente distrazione va forse spiegata con il momento politico.

Marini è stato condannato a dieci anni per calunnia il 10 novembre, due giorni prima della caduta del governo Berlusconi. Cioè nel momento in cui tutte le energie e le attenzioni del mondo politico erano puntate sulla nascita del governo di larga coalizione presieduto da Mario Monti. Adesso forse avrebbe un senso, in astratto, che il centro-sinistra chiedesse una nuova commissione d’inchiesta per scoprire chi ha mosso Marini, chi ha organizzato un’operazione grazie alla quale l’allora maggioranza parlamentare di centro-destra ha potuto mettere sotto assedio l’opposizione di centro-sinistra con quotidiane nuove rivelazioni sulla corruzione di questo o quel leader.

In concreto, però, questo sembra non poter accadere. Riesploderebbe lo scontro tra Pd e Pdl, che fino a tre mesi fa non mancavano di scambiarsi quotidiane reciproche accuse di corruzione e malaffare. Sarebbe sconveniente riproporre uno scenario simile tra due partiti oggi uniti nel sostegno al governo. Anche perché, secondo la tradizione della politica italiana, potrebbe anche cadere il governo.

Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2012

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