Partigiano della Costituzione. Il pubblico ministero Antonio Ingroia, in prima linea a Palermo contro la mafia si definì così mesi orsono,  invitato al congresso di un partito politico. Uno tra i tanti ai quali è stato invitato. Dunque non l’unico che ha deciso di frequentare, manifestando apertamente il proprio credo politico.

Indubbiamente una frase ad alto tasso eversivo. Però, in un Paese dove la legalità viene costantemente stuprata, prima ancora che da una parte dei cittadini, dagli stessi amministratori pubblici e dallo stesso legislatore, a mezzo di condoni, fiscali e non, leggi ad personam, leggi mal scritte.

Partigiano della Costituzione, una frase talmente bella, pregna di un così alto valore che andrebbe scolpita nelle aule di giustizia, rimuovendo la frase ipocrita “La legge è uguale per tutti”.

La frase eversiva, accompagnata da una partecipazione ad un congresso politico, renderebbe – secondo il Csm – la condotta politica. Dunque inopportuna. Il Csm scrive appunto che l’azione è “lecita ma inopportuna, così di fatto censurando tale comportamento. Un pessimo segnale da parte del Csm. Una straordinaria solerzia del massimo organo giudiziario, direi “inopportuna”. Soprattutto, due pesi e due misure.

Non mi consta che il Csm sia altrettanto solerte nel sanzionare i magistrati che si macchino di gravi errori professionali o di palese inefficienza. Od anche di illeciti penali, ancorchè non passati in giudicato. Non mi consta che il Csm sia altrettanto solerte nell’intervenire per stroncare il malcostume (che mina l’indipendenza e la stessa credibilità dei magistrati) di accettare sontuosissimi incarichi in arbitrati e magari il giorno dopo trovarsi le stesse parti in udienza. Non mi consta che il Csm abbia mai preso una posizione netta a riguardo dei magistrati che ottengano l’aspettativa per fare politica, schierandosi all’interno di un partito, e poi terminata tale esperienza rientrino nei ranghi ammantandosi dell’aurea di indipendenza. Non mi consta.

Mi consta invece (come già denunciato pubblicamente da De Magistris anni fa e da Tinti sulle pagine di questo giornale) un Csm molto politicizzato con decisioni che esprimono una volontà poco tecnica e molto politica.

Il magistrato è anche uomo e partecipa alla vita sociale e politica di questo Paese. Può e deve. Certo, dovrebbe farlo con sobrietà, con discrezione, con equilibrio. Può dirsi politico il fatto stesso di intervenire, invitato, ad un congresso politico quando si dichiara di essere disponibili ad intervenire a qualsiasi congresso politico, al solo fine di lanciare uno straordinario messaggio, a difesa della Costituzione e dei suoi valori? Per di più in un momento di collasso morale e istituzionale.

Nutro forti dubbi. Vorrei 8.000 magistrati come Ingroia sparsi in tutta Italia, a presidio della legalità e dei valori che la nostra Carta ha scolpito. E che abbiamo dimenticato. E che subdolamente, neppure poi tanto, alcuni vorrebbero rimuovere, al solo fine di far scivolare ancor di più la nostra democrazia nell’oblio.