Trenta secondi di pubblicità nella finale del Super Bowl, il campionato di football americano, costano a quanto pare circa 3,5 milioni di dollari. Anche quest’anno, fra i big spender che hanno acquistato uno spazio nella finale andata in onda il 5 febbraio, ci sono state le case automobilistiche. E anche quest’anno c’è stata Fiat-Chrysler, che di spot ne ha mandati ben due, uno di un paio di minuti per il marchio Chrysler, l’altro di un minuto per lanciare la Fiat Cinquecento Abarth, spendendo in tutto – si ipotizza, considerando possibili sconti per il pacchetto complessivo – circa 15 milioni di dollari.

Ma non è delle cifre che volevo parlare, quanto dell’immagine dell’Italia che Marchionne e i suoi hanno deciso di mostrare agli oltre 100 milioni di americani che hanno visto in televisione la finale del Super Bowl. Preciso che la protagonista dello spot (la modella romena Catrinel Menghia) parla in italiano (con sottotitoli in americano) anche nella versione che va in onda negli Stati Uniti. Il tasso di italianità del commercial è dunque altissimo. Ecco l’Italia, signore e signori:

Ecco invece come appaiono gli Stati Uniti nello spot Chrysler, che ha come protagonista Clint Eastwood:

Ma sono piaciuti i due commercial agli americani? Chissà. Va detto che né Chrysler né Fiat Cinquecento Abarth appaiono fra gli spot che hanno ricevuto più «mi piace» nei social network, come risulta dalla classifica sul sito del Super Bowl. Fra i più graditi (al terzo posto) c’è piuttosto il commercial del maggiolone Volkswagen («Back and better than ever», dice) che punta tutto sull’ironia e la simpatia del cagnone protagonista, già apparso in altri spot Volkswagen. Notare il payoff che chiude la performance del cane e dell’auto: «That’s the Power of German Engineering.», con tanto di punto finale. A voi le conclusioni sull’immagine dei tre paesi e l’originalità degli spot.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Agenda digitale, risorse anche per la domanda

next
Articolo Successivo

Il corrotto deruba
anche te

next