Emilia Romagna e Toscana, ma anche Veneto e un po’ di Liguria. In tutto un migliaio di taxisti che a bordo di 500 auto bianche hanno manifestato a Bologna contro le liberalizzazioni annunciate dal governo Monti. “Nessuno tocchi le nostre licenze” è stato lo slogan urlato a squarciagola da tutti i manifestanti che hanno concluso la propria protesta con un presidio sotto il Comune di Bologna.

La giornata è iniziata al Parco Nord, dove a partire dalle 8 di mattina i taxisti si sono ritrovati e confrontati anche accesamente sulle modalità della protesta. Per alcuni la soluzione migliore era  quella del corteo selvaggio e dell’occupazione a oltranza di Piazza Maggiore. Alla fine però ha prevalso la linea morbida e la manifestazione si è svolta come concordato con la questura. Un lunghissimo serpentone bianco di centinaia di auto è partito dal Parco Nord, sfilato a passo di lumaca sotto i palazzi della Regione e poi puntato sul centro suonando a ripetizione i clacson. Il risultato è stata la paralisi quasi completa del traffico della zona a nord di Bologna.

Lasciate le auto in piazza VIII Agosto e nelle via circostanti, i taxisti hanno poi raggiunto Piazza Maggiore, dove hanno incontrato il sindaco Merola per spiegare le proprie ragioni, con un mini corteo passato da via Indipendenza. “Il sindaco – ha spiegato Franco Sarti di Unica taxi Bologna- si è detto d’accordo con noi sulla necessità che l’Authority dei trasporti non abbia poteri superiori a quelli degli enti locali in materia di programmazione e definizione degli organici sul territorio”. Molti cori – e anche qualche “vaffa” – contro Monti ma anche contro il leader del Pd Pierluigi Bersani. “Ce lo ricordiamo bene Bersani – ha spiegato un taxista – Quando c’era il governo Prodi ha tentato di liberalizzare il settore ma lo abbiamo piegato. E come abbiamo piegato lui piegheremo Monti”. In testa al corteo una bara con in cima l’insegna di un taxi e uno striscione: “Taxi addio”.

Tra i dimostranti molti i fiorentini, ma ovviamente i bolognesi hanno fatto la parte del leone. “Solo a Bologna ci sono 700 auto, vedrà che alla fine almeno metà di noi verrà in piazza”, spiega un taxista, 20 anni di guida alle spalle e la voglia di spiegare i motivi della protesta. “Guido assieme a mio figlio dividendomi con lui la giornata, cosa crede che guadagni?”. Alla fine la cifra, spiega il taxista, si aggira attorno ai 1500 euro al mese. “Ma siamo in due – aggiunge – dobbiamo ammortizzare il costo dell’auto e della licenza”. Un suo collega spiega di avere comprato la licenza da pochi anni. “Prima faceva l’artigiano, poi le cose sono andate male e ho venduto la seconda casa per comprarmi un lavoro che non mi piace neppure. Fatele voi 12 ore di guida tutti i giorni”.

La paura di tutti è che il governo decida un “aumento sconsiderato delle licenze”, e che questo provochi una svalutazione dell’investimento da parte di chi le licenze le ha già comprate, e a caro prezzo. Altro problema è quello della concorrenza. “Monti dice di volere più taxi per avere prezzi più bassi, per noi creerà solo nuovi poveri”.

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