La notizia che già circolava in rete da un po’ la riporta più chiaramente in una nota il Sindacato Indipendente di Polizia (Coisp): il paparazzo Fabrizio Corona starebbe per vestire i panni di un carabiniere in una fiction tv. Ancora non si conosce l’emittente che la trasmetterà, ma già trapela il titolo, ‘Una vita spezzata’, ispirata al rapimento e omicidio della piccola Graziella Mansi, avvenuto ad Andria nel 2000.

Proprietari e produttori televisivi sono liberi di ingaggiare chiunque vogliano ma almeno un paio di domande ce le consentiranno: a parte la virile performance nel film documentario “Videocracy” di Erik Gandini in cui l’intimo amico di Lele Mora spiega la sua lungimirante filosofia di vita “Rubo ai ricchi per dare a me stesso”, non c’era sulla piazza nessun altro a cui affidare questo ruolo? Ma soprattutto: è proprio necessario che a recitare la parte di un rappresentante delle forze dell’ordine sia un personaggio con un fitto curriculum criminale tra accuse di ricatti, ricettazione, detenzione e spaccio di banconote false? E poi chi si approprierà del format? Una delle tv del Cavaliere o magari il servizio pubblico?

C’è da augurarsi che la notizia sia infondata o che i produttori abbiano improvvisato un pesce d’aprile anticipato per poi, ovviamente, smentirlo.  Ma se così non fosse ci sarebbe di che preoccuparsi. Non solo per la fiction in questione ma anche per le scelte future: non vorremmo che dopo Corona-carabiniere sia la volta di Zagaria nei panni di un magistrato antimafia.

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