“Un rilancio duraturo della crescita passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise, ma tuttora inattuate”. Così Mario Draghi sintetizza la situazione italiana, nel suo ultimo intervento istituzionale da Governatore di Bankitalia. Oltre alla denuncia, Draghi offre anche delle possibili soluzioni: “Occorre elevare la concorrenza nei mercati dei prodotti, in particolare nei servizi; costruire un contesto amministrativo e regolatorio più favorevole alle attività di impresa; sospingere l’accumulazione di capitale fisico ed umano; innalzare i livelli di partecipazione al mercato del lavoro”. Il messaggio è ancora una volta mosso dalle preoccupazioni per i giovani, già espresse durante il seminario dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà di inizio ottobre a Siena. Draghi giudica positivamente la lettera del governo italiano all’Ue, che non è ancora arrivata nelle mani della Commissione europea, ma invita alla concretezza: “Contiene un piano di riforme organiche per lo sviluppo, però ora si tratta di farle con rapidità”.

C’è amarezza nelle parole del neo presidente della Banca centrale europea che dice: “Termino il mio mandato in una situazione confusa e drammatica sul piano nazionale, internazionale, politico ed economico” e aggiunge: “L’Italia non deve dimenticare i propri punti di forza, il primo di questi è il Capo dello Stato che ringrazio personalmente”. E proprio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla platea del congresso romano per la Giornata mondiale del Risparmio (dove ha parlato Draghi) una lettera, che è stata letta in apertura:”E’ un momento di acuta preoccupazione per gli sviluppi della crisi dell’eurozona e per le sue ricadute anche nel nostro Paese. Per l’Italia – scrive il Capo dello Stato – è obiettivo fondamentale il recupero di uno stabile percorso di crescita della produzione e dell’occupazione, da conseguire congiuntamente a quello non più rinviabile dell’equilibrio strutturale dei conti pubblici e della riduzione del debito pubblico”. Il debito pubblico italiano è attualmente pari al 120% del Pil. “In questo contesto – prosegue Napolitano, che nella notte ha ricevuto la lettera di intenti che Berlusconi presenterà a Bruxelles – appare essenziale la realizzazione di condizioni che possano favorire la più ampia mobilitazione del risparmio verso impieghi produttivi, anche al fine di corrispondere adeguatamente alle richieste di finanziamento che provengono da un tessuto economico ricco di capacità imprenditoriali e potenzialmente in grado di mobilitare le risorse del paese”. Concetti ribaditi anche nel pomeriggio, quando il Capo dello Stato è andato a Bruges per l’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio d’Europa e ha parlato di euro (“Non lasceremo che l’Euro ceda agli attacchi della speculazione e ad ondate di panico nei mercati finanziari”) e dell’introduzione di titoli di debito europei: ‘Non è venuto il momento di superare quello che è apparso un tabù rispetto a pur diverse ipotesi di introduzione di bond europei?”.

Al palazzo della Cancelleria di Roma, erano presenti anche il neo governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco e Giulio Tremonti, che hanno avuto un breve colloquio prima dell’inizio del convegno. Secondo il ministro dell’economia l’Italia è “un paese complesso, con elementi positivi e negativi, dove la ricchezza può rappresentare addirittuta un fattore di rischio”. Tremonti cerca poi di ridimensionare il problema della crescita, sollevato proprio oggi sia da Draghi che da Napolitano: “Non voglio sembrare ottimista, ma non esiste un grandissimo problema di differenziale di crescita” con i paesi europei. Poi cita i dati: “Nel 2010 l’Italia ha visto salire dell’1,5% il Pil”, un dato “uguale alla Francia e superiore alla Gran Bretagna. Vediamo come si chiude quest’anno – ha detto il ministro – e con quali numeri entriamo nel prossimo. Questa è la vera preoccupazione”.

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