Il leader della Lega Nord Umberto Bossi

“E’ improbabile che quando Bossi morirà il circolo ristretto dei vecchi ‘colonnelli’ lasci le redini immediatamente”. Una difficile sfida alla successione è preannunciata da un cablogramma del 19 agosto 2009 sul futuro della Lega Nord svelato da WikiLeaks. Il documento – redatto da Ben Wohlaure più di cinque anni dopo l’ictus del Senatur – mira a scovare i prossimi leader del Carroccio. Le loro caratteristiche? Provenienza dal Veneto o dalla Lombardia, meglio ancora se da Varese; lealtà e legami stretti con Bossi (anche se non si parla mai del “Cerchio magico”) e competenza amministrativa. “L’istruzione non è essenziale”, scrive il diplomatico spiegando che per il Carroccio un fattore di successo è la cura per i giovani talenti. Forse non avevano ancora assistito all’elezione di Renzo “il Trota”.

In testa restano i “colonnelli sulla cinquantina”: i ministri in lotta tra di loro, Roberto Maroni (la cui corrente si sta facendo sempre più forte dopo le vittorie a Brescia e in Val Camonica) e Roberto Calderoli, ma anche l’ex ministro Roberto Castelli “che forse si accamperà i diritti sulla leadership quando Bossi sarà andato”. Tuttavia l’analisi è incentrata sui quarantenni, dove spiccano i politici provenienti da Varese, “città natale dei pesi massimi leghisti”, ma anche “città chiave nella mitologia della Lega perché ha lanciato alcuni capi anziani” come Bossi e Maroni, e “provincia influente per l’aeroporto internazionale di Malpensa”.

Il primo della lista è Giancarlo Giorgetti, già in contatto con il Consolato statunitense, come si legge in altri cablo: “Pensiamo sia saggio tenerlo d’occhio – scrive l’autore – Molti contatti politici sostengono che sia il successore logico di Bossi per il suo impeccabile pedigree leghista, i legami personali ‘corazzati’ col capo e una lunga esperienza a Roma”. Un altro che può vantare ottime relazioni col Senatur è il capogruppo leghista alla Camera Marco Reguzzoni, membro nel nocciolo duro della Lega “entrato a fare parte della Lega Lombarda nel 1986 a 15 anni”. Per lui i rapporti col fondatore del Carroccio sono ancora più marcati: “Il suocero di Reguzzoni (Francesco Speroni, ndr) ha legami familiari con Bossi e perciò è stato spinto nella politica leghista da giovane ed è estremamente leale con Bossi”. Eppure, per il cablo, “non ne abbiamo sentito parlare come di qualcuno adatto per un ruolo nazionale di primo piano nel breve periodo”.

Ci sono poi leghisti del Veneto, regione a cui gli Usa tengono molto per le sorti della base di Vicenza. Da una parte c’è il sindaco di Verona Flavio Tosi: nonostante “la retorica ardente e l’azione populista (o da combina guai, a seconda del punto di vista), è un amministratore efficiente e ha una solida base di sostenitori” per la sua “tolleranza zero contro la delinquenza”. E’ anche uno dei più controversi sul tema dell’immigrazione, anche se già nel 2009 Wohlauer aveva previsto il cambiamento: “Tosi sta provando a costruire un’immagine più moderata” e lo fa “rafforzando i suoi legami con gli Stati Uniti, rendendosi regolarmente disponibile a incontrare i diplomatici”. Come fa adesso strizzando l’occhio al presidente Giorgio Napolitano. Dall’altra parte c’è l’attuale governatore del Veneto Luca Zaia, “forse uno dei più accettabili tra i leader della Lega Nord” perché è “molto acuto e pragmatico, ma non è così noto al pubblico come Tosi”. Tuttavia i diplomatici Usa dubitano che possa essere un candidato a rimpiazzare Bossi perché non fa parte del circolo nato intorno alla Lega Lombarda, mentre Tosi, sebbene a capo della Liga Veneta, era apprezzato e creduto da Bossi.

Altri due leghisti sono presi in considerazione, ma suscitano poco entusiasmo. C’è Matteo Salvini, un “agitatore populista”, “faro nel nucleo della Lega Lombarda” che “con qualche esperienza politica nazionale in più avrebbe buone possibilità di ottenre un ruolo importante nel partito”, e Massimo Giordano, l’unico piemontese, considerato un “bastione della moderazione nel partito” per l’abilità di “guadagnare sostegni e costruire il consenso senza le tipiche tattiche incendiarie della Lega”.

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