Lo chiamano il campione-bambino. A Coriano, il suo paese, Marco Simoncelli è  il mito dei bambini. Tra queste meravigliose colline dell’entroterra riminese di questa Romagna alternativa, che non è turismo di massa ma vigneti sterminati e galline ancora oggi ruspano nei cortili, i maschietti la passione per i motori la succhiano dal seno di mamma. Da quelle stesse mamme che oggi, dopo un passaggio dalla fioraia del paese, portano i loro bimbi per mano a posare un fiore sul mausoleo improvvisato ai piedi della parrocchia di Coriano.

“Mio figlio ha dieci anni e già corre con le mini-moto – racconta Manuela da Riccione – Guardavamo la gara ieri mattina quando c’è stato l’incidente”. Qui la motocicletta è uno stato dell’anima, tutti hanno un parente che ci corre su. “Ho un nipote che fa le gare e ieri quando ho saputo dell’incidente, il primo pensiero è corso a lui e ai rischi che si corrono”, racconta Imola, una signora di mezz’età di Riccione. I romagnoli sanno perfettamente che le due ruote sono sinonimo di pericolo.

Il giorno dopo la tragedia del gran premio di Malesia in cui Marco Simoncelli è morto, Coriano si risveglia tristemente sotto gli occhi pieni di lacrime del mondo delle due ruote. Ai piedi della parrocchia dove fin da ieri è iniziato un via vai di persone a portare fiori o una foto o semplicemente un saluto, il flusso di gente non si è fermato per tutta la giornata. Finite le scuole decine di bambini famiglie intere arrivano a portare un loro omaggio. Qui a Coriano Sic era l’orgoglio di tutti e l’idolo dei più piccoli. L’ultima volta che si era visto in giro per il paese era stato il 25 settembre scorso in occasione di una sagra paesana. Marco soprattutto aveva gareggiato alla Caratella race, una specie di gara fatta coi carrellini d’alluminio che scendono a velocità folle per le strade vie di questo borgo romagnolo. Quel giorno era sorridente e aveva fatto un giro d’onore su un’Ape per salutare i suoi compaesani entusiasti. “Era arrivato quarto”, raccontano due corianesi di fronte alla marea di fiori e bigliettini per il Sic. Il carrellino in alluminio se lo era costruito con le sue mani e la sera prima della gara paesana aveva persino voluto provare il “circuito”. Del resto questi sono i romagnoli, tutto ruote e velocità.

In Romagna velocità e’ anche sinonimo di ciclismo Non e’ un caso se a fermarsi a decine a Coriano per rendere un omaggio sono decine di ciclisti che attraversando queste splendide colline per allenarsi e per godere dei panorami mozzafiato, si fermano per salutare questo eroe di provincia. E allora viene in mente un altro campione romagnolo scomparso presto. Marco Pantani era nato non molto lontano da qui, a Cesena, e ancora più vicino, a Rimini, era morto in circostanze poco chiare. Era morto solo, dimenticato dal mondo dello sport a cui tanto aveva dato. A Sic scomparso nel pieno della sua carriera, almeno quel lento e doloroso oblio della fine delle corse e’ stato risparmiato.

Intanto il paese si prepara al ritorno della salma del suo campione. Domani, martedì, la salma arriverà nella casa della famiglia, appena fuori dal centro abitato di Coriano. Mercoledì una camera ardente sarà allestita nel piccolo teatro comunale e giovedì infine si terranno i funerali. Un gruppo di compaesani, giovani e meno giovani sta preparando una specie di servizio d’ordine per il ritorno della salma. Per il servizio prepareranno alcune decine di maglie con il numero 58 e una gigantografia di Marco. La città sarà riempita di cartelloni e verrà abbellita. Si attendono migliaia di persone. Probabilmente ci sarà anche Valentino Rossi, quel “fratello maggiore” romagnolo che ha viso morire Sic sotto i propri occhi.

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