Oggi, sulla prima pagina de Il Manifesto c’è la foto di un rogo e l’incredibile titolo: “Lettera alla Bce”. Spero di aver capito male il senso di un titolo infelice, corro all’editoriale, firmato da Valentino Parlato. Il passaggio dell’editoriale di Valentino è incredibile, alla luce di quello che è successo ieri per le vie della città: “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici era inevitabile che ci fossero“. Resto allibito. Penso che il padre nobile de Il Manifesto possa essersi espresso male. Ma lui prosegue così, parlando degli scontri: “Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono i segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibili“.

A questo punto ripenso a ieri: ai black bloc che picchiavano con le mazze sopra i manifestanti disarmati, a via Labicana. Al servizio d’ordine dei Cobas aggredito e bersagliato da sassi e biglie di ferro. Al cinismo con cui le tute nere si sono insediate nel corteo come un parassita, per poter giocare la loro miserabile guerriglia urbana, e alla ferocia con cui si sono rivoltati contro il corteo pacifico quando la gente ha iniziato a protestare. Allora penso: a Il Manifesto devono essere impazziti. Non c’è nulla di utile, in quelle violenze, nulla, ma proprio nulla di istruttivo. Penso ad Enzo Mastrobuoni, militante di Sel che ieri ha rischiato di perdere la mano. Penso alla donna che manifestava a cui hanno bruciato la macchina e che ha gridato a David Parenzo: “Sono una cittadina, pago le tasse, questi sono infami“. Penso al signore anziano, a via Cavour, che si è preso una bottigliata. Questi non sono compagni che sbagliano. Questi sono solo violenti teppisti che distruggono il diritto degli altri a manifestare. Peggio di loro c’è solo una cosa. La zona grigia di chi li giustifica o – peggio ancora – li spalleggia.

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