Sta per scendere in piazza l’indignazione mondiale. Con lo sloganNoi siamo il 99 per cento milioni di cittadini si mobiliteranno contro l’1% di banchieri e speculatori finanziari che hanno innescato una crisi pianificata per arricchirsi senza scrupolo. Il 15 ottobre il popolo mondiale di indignati protesterà in 791 città di 71 Paesi.

Jeffrey Sachs, direttore dello Earth Institute della Columbia University e autore del libro “Il prezzo della Civilizzazione” ha descritto molto bene in questo post i sentimenti che spingono studenti, lavoratori e professori a occupare i luoghi simbolo della speculazione finanziaria, chiedendo una maggiore “giustizia economica”. Su YouTube ci sono centinaia di video spot per la “rivoluzione del 15 ottobre” in tutte le lingue. Quello sotto è uno dei più linkati. Si ha la sensazione che l’avidità delle banche e degli speculatori abbia svegliato la bestia rabbiosa dei popoli, che ora sanno, comprendono, anche grazie a Internet che veicola informazioni censurate dai grandi network televisivi.

Naomi Klein nei giorni scorsi ha parlato al popolo di “Occupy Wall Street” senza poter usare un microfono e un altoparlante, vietato dalle autorità di polizia. Ma ha vinto la creatività: le sue parole sono state trasmesse da un microfono umano. Una breve pausa e ogni indignato americano ripeteva le parole al proprio vicino.

Cosa ha detto Naomi? Che sta soffiando il vento di una rivoluzione storica. E ha citato anche l’Italia: «Se c’è una cosa che so è che l’1 per cento della popolazione ama la crisi. Quando la gente è nel panico e disperata e nessuno sembra sapere cosa fare, è il momento ideale di fare approvare la loro lista di desideri di politiche pro-aziendali: privatizzare l’istruzione e la sicurezza sociale, tagliare i servizi pubblici, eliminare le ultime limitazioni al potere delle grandi multinazionali. In mezzo alla crisi economica, questo sta accadendo in tutto il mondo. E c’è solo una cosa che può bloccare questa strategia, e per fortuna, è una cosa molto grande: il novantanove per cento. E questo novantanove per cento sta scendendo in piazza da Madison a Madrid per dire “No. Noi non pagheremo la vostra crisi“. Questo slogan è nato in Italia nel 2008. E’ rimbalzato attraverso la Grecia, la Francia e l’Irlanda e infine si è fatto strada nella piazza in cui la crisi è iniziata.»

Anche in Italia – finalmente –  il 15 ottobre migliaia di persone grideranno il loro “basta” nei confronti della politica che va a braccetto con la finanza, distruggendo il futuro, il lavoro, la società. Un basta che è indirizzato soprattutto a questo governo e Parlamento, ostaggio di un imprenditore e finanziere che ha occupato la poltrona di presidente del Consiglio.

La rivoluzione probabilmente si infiammerà ancora di più nel 2012, quando il fallimento economico della Grecia  – pari al collasso di 5 Lehman Brothers –  metterà in ginocchio le economie di molti Paesi, insieme alla nuova scadenza di “junk bond” americani per un importo tre volte superiore a quelli scaduti nel 2008.

E’ una data da ricordare: 15 ottobre 2011. Bisogna partecipare e diffondere…

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