Domenica scorsa, su uno di quei canali che nessuno guarda o di cui addirittura non si conosce neanche l’esistenza, cioè Rai 5, alle ore 22, è andato in onda The Cove, un terribile documentario girato da Louise Psihoyos, fotografo e documentarista americano, sulla strage di delfini che si ripete ogni anno nella baia di Taijij e in altri villaggi vicini, in Giappone.

Un film (premio Oscar come miglior documentario nel 2010) che tutti dovrebbero vedere, da mandare perciò in onda su Rai 1 in prima serata. E’ invece finito su Rai 5 in seconda serata: questo è il servizio pubblico, per il quale viene anche richiesto agli italiani di pagare il canone… Un film da vedere e rivedere (per chi ci riesce), perché bene descrive la spietatezza di certi essere umani. Per chi non l’ha visto e  non conosce la vicenda, eccola in breve.

Ogni anno a Taijij, nel sud del Giappone, si riuniscono migliaia di delfini. I pescatori – meglio, forse, i delinquenti – del luogo, li imprigionano all’interno di una baia.

Qui si danno appuntamento i responsabili di delfinari di tutto il mondo che vengono alla ricerca di delfini simili a Flipper, quello della serie Tv di tanti anni fa. Questi delfini (pochissimi) vengo venduti a peso d’oro, anche 150 mila dollari l’uno. Gli altri vengono massacrati brutalmente con dei ganci in cima a lunghe aste. La loro carne finisce nei supermercati per soddisfare una minima percentuale di giapponesi, incuranti del fatto che essa è altamente tossica, con elevate dosi di mercurio. Alla fine della mattanza, ovviamente il mare è rosso porpora.

Beninteso, conoscevamo già la spietatezza dei giapponesi nei confronti dei grandi cetacei (il film mostra anche come il Giappone si compri l’adesione di piccoli paesi di tutto il mondo affinché sostengano la sua caccia alle balene), ma ci mancava la strage di delfini: più di 20 mila ogni anno!.

Nel democratico Giappone, The Cove è vietato, un po’ come in Cina fu vietato Still life, di cui parlerò in un altro post. Chi mi legge sa cosa ne penso della democrazia: questa è solo un’ennesima conferma.

Ps: lo so che non c’entra nulla, ma permettetemi una breve postilla. Sono contrario al capitalismo, ma Steve Jobs mi era simpatico, mi sembrava soprattutto un grande inventore. E devo ammettere che mi sono commosso alla notizia della sua morte. Ci sono uomini di fronte alla cui dipartita ci sentiamo tristi, e altri alla cui dipartita ci sentiremo sollevati. Quando non ci saremo più, sarà la Terra che tirerà un profondo sospiro di sollievo.

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