Bologna ricorda per due giorni chi osò criticare la linea del Pci di Palmiro Togliatti. Venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre alla sala Stabat Mater della biblioteca dell’Archiginnasio si terrà un convegno sui due reggiani Aldo Cucchi e Valdo Magnani.

“L’eresia dei magnacucchi sessant’anni dopo” è il titolo della due giorni di analisi e testimonianze, organizzata sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, che sarà affiancata da una mostra, dal 27 settembre al 15 ottobre, nel palazzo che fu sede dell’Alma Mater.

Magnacucchi”, così vennero apostrofati in maniera dispregiativa dai vertici di Botteghe oscure Cucchi e Magnani, dopo la loro fuoriuscita nel 1951 dal Pci.

I dibattiti storici e politici che avranno luogo nel convegno bolognese cercheranno di far luce sulla vicenda pubblica e privata di questi due personaggi che, dalla resistenza al nazifascismo nella rossa Emilia, arrivarono ai vertici del partito per poi esserne espulsi, dopo che le loro dimissioni da deputati furono respinte. Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario da quel gesto di dissidenza per rivendicare idee di autonomia sia dallo stalinismo russo cha dal capitalismo atlantico.

I due reggiani nacquero pochi anni prima dello scoppio della 1ª guerra mondiale: Cucchi era del 1911, Magnani del ’12. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1982, l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini ne ricordò “l’inflessibile forza morale, la fede nella verità, la coerenza nell’impegno”.

In tempi di Responsabili per tutte le stagioni, voltagabbana e trasformisti sensibili al vento della convenienza, questi partigiani, uomini poi della prima Repubblica, seppero vivere l’impegno politico con rettitudine, distaccandosi dalla linea maestra dettata dal Pci, per rivendicare idee libere dall’osservanza prona dell’ideologia di partito.

Solo ripercorrendo le biografie di Magnani e Cucchi si riesce a comprendere appieno il pensiero di due uomini che hanno contribuito a fare l’Italia così come oggi la conosciamo.

Valdo Magnani era l’ultimo di tre figli. Il padre Giovanni li aveva cresciuti in una famiglia cattolica, aperta alle idee del socialista reggiano Camillo Prampolini. Durante l’adolescenza entrò nella giunta diocesana dell’Azione Cattolica come presidente del circolo culturale del Duomo. Si laureò a Bologna prima in economia e commercio poi in filosofia. Combatté nella seconda guerra mondiale sul fronte jugoslavo, dove aderì alla guerra partigiana locale e partecipò direttamente alla nascita del nuovo corso politico socialista. Rientrò in Italia nel novembre 1945 e fu decorato con medaglia di bronzo al valore militare. Su incarico di Palmiro Togliatti entrò a far parte della commissione per il riconoscimento dei partigiani italiani che avevano combattuto all’estero e presiedette l’associazione nazionale combattenti e reduci (Ancr).

Magnani, insieme a Cucchi, denunciò l’egemonia di Mosca sul partito comunista italiano e si batté, ispirato dalla ricerca della Jugoslavia di Tito di un’alternativa autonoma al Pcus russo, per una “via nazionale al socialismo”. Questo causò, nel 1951, la loro rottura con il Pci. Lo stesso Togliatti che conviveva con la cugina di Magnani, Nilde Iotti, ebbe parole dure per i due fuoriusciti definendoli: “pidocchi nella criniera di un nobile cavallo da corsa”.

I pidocchi, si sa, sono piccoli ma tenaci e allora Magnani e Cucchi fondarono il Movimento dei lavoratori italiani (Mli), spina nel fianco del partito comunista. Nel 1952, pubblicarono una serie di 14 articoli usciti nell’anno precedente sulla rivista “Risorgimento socialista”, riuniti in un volume dal titolo “Crisi di una generazione”, che spiega le ragioni del loro ingresso e della loro uscita dal Pci.

Un anno dopo morì Iosif Vissarionovič Džugašvili, al secolo Stalin e, sull’onda di un possibile rinnovamento, si costituì a Milano l’Usi, Unione Socialista Italiana, in cui confluirono il Mli e altri gruppi di ispirazione socialista, cristiana e socialdemocratica. Alle elezioni dello stesso anno il movimento politico non riuscì a eleggere alcun deputato, ma i voti ottenuti contribuirono a sconfiggere la cosiddetta legge truffa, impedendo che si applicasse il premio di maggioranza.

Dopo l’intervento sovietico in Ungheria nell’autunno del 1956, che Togliatti definì “un fatto doloroso ma necessario”, Magnani tentò di fare confluire l’Usi nel Psi. Lui aveva letto diversamente i fatti di Budapest, tant’è che considerò l’arrivo dei carrarmati russi il “frutto di una politica inumana” e una “brutale repressione”.

Forse non molti si ricordano che d’accordo con Togliatti fu Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica, che ora offre il suo alto patrocinio al convegno sui due dissidenti reggiani, disse che l’azione del Pcus aveva contribuito “in misura decisiva non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss, ma a salvare la pace nel mondo”.

Nonostante ciò Magnani nel 1961, dopo dieci anni di cammino autonomo e il tentativo, nel 1957, di fare confluire l’Usi nel Psi, chiese di essere riammesso nel Pci, quando i vertici modificarono la loro posizione nei confronti del partito comunista jugoslavo. Aldo Cucchi invece non tornò mai tra le fila del Pci e preferì aderire al Partito socialista democratico italiano (Psdi).

Cucchi, a differenza di Magnani, si formò in medicina. Sottotenente medico, sul fronte greco-albanese, venne trasferito, nel 1942 col grado di tenente, all’ospedale militare di Bologna. Qui alla notizia dell’armistizio di Cassibile iniziò a organizzare la resistenza emiliana e le sue imprese gli meritarono la medaglia d’oro al valore militare e la cittadinanza onoraria della città dal 1950.

La storia ormai ha decretato che Mli e Usi furono piccoli movimenti, di breve durata e con un successo circoscritto. Ciò nondimeno fecero paura a Togliatti e soci. Lo prova il fatto che contro l’Usi non vennero risparmiati opuscoli di propaganda, attacchi a mezzo stampa e attività più o meno esplicite di un mobbing ante litteram: la signora delle pulizie di Magnani lasciò l’incarico perché non voleva servire un traditore, mentre la domestica di Cucchi fu sedotta da un militante del Pci, per poter mettere le mani sulla posta dei ‘magnacucchi’.

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